Gioco
Il nuovo test sierologico si fa dai privati mentre in ospedale non parte ancora
Livorno: un cittadino lo può fare con 25-35 euro in alcuni centri, medici e infermieri aspettano i kit ordinati dalla Regione
LIVORNO. Ci vogliono dalle 25 alle 35 euro. Basta recarsi, su appuntamento, in uno dei laboratori privati che hanno già acquistato i kit. Oppure richiedere il servizio domiciliare. Si tratta di un semplicissimo prelievo di sangue, bastano 5 minuti. In poche ore ti arriva la risposta che ti dice se sei stato in contatto col coronavirus. In caso affermativo, sarà poi il tampone faringeo a confermarti la diagnosi.
Un semplice cittadino può recarsi ad Antignano, all’Attias o a Porta a Terra (ma ci saranno anche altri centri privati) per fare il test che la Regione Toscana sta promuovendo in modo massiccio (anche se quello dei privati è americano), tanto che il governatore Rossi dopo aver annunciato sette giorni fa l’invio di 500mila test agli ospedali toscani ha deciso di chiedere alla Diesse di Siena e allo Spallanzani di Roma l’invio di 1,2 milioni di kit. Ma un medico, un infermiere, un operatore socio sanitario che lavora ogni giorno in ospedale ad oggi non può ancora effettuarlo. Perché i kit qui non ci sono.
Non sono arrivati? Quando arriveranno? Quando si prevede possa iniziare lo screening sul personale ospedaliero e sui medici di base? Secondo quali criteri? Abbiamo chiesto notizie all’ufficio stampa dell’ Asl Toscana Nord Ovest, senza avere risposta. Sappiamo però che nel laboratorio livornese - come in altri ospedali, del resto - questa attività non è ancora partita.
«Il rischio è che se arriveranno o partiranno da metà aprile potrebbe essere inutile», ci spiega un medico di base. «I test sugli asintomatici che sono a contatto con pazienti Covid può fornire una scrematura importante per contenere il contagio. Ma va fatta quanto prima, forse andava già fatta». La scelta della Toscana sembra tracciata e va verso la direzione dello screening a tappeto. Il direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia di Careggi Gian Maria Rossolini ne riconosce l’importanza. Ed anzi sostiene che certi kit, molto sensibili, potrebbero in alcuni casi evitare il “secondo passaggio” del tampone.
Con l’ordinanza 18, pubblicata ieri sulla Gazzetta si fissano anche le modalità operative dello screening: «come da disposizioni vigenti nell’ambito della sorveglianza sanitaria, agli operatori contatti a medio/altorischio, si esegue il tampone, che viene effettuato presso l’ambulatorio Rischio Biologico. Contestualmente al tampone sarà effettuato il test rapido immonocromatografico per ricerca IgM/IgG. Gli operatori sanitari che si sono assentati per sindromi simil-influenzali non diagnosticate e che prima del rientro al lavoro eseguono test rapido immunocromatografico, in base al cui risultato si decide o meno di effettuare il tampone.
Queste modalità operative si applicano ai dipendenti a tempo determinato e indeterminato, ivi compreso il personale medico e infermieristico del servizio 118». Si prevede anche nel caso di ricoveri: «Ai pazienti sintomatici che vengono ricoverati dal Pronto Soccorso, e ai quali viene preliminarmente effettuato il tampone possiamo associare il test rapido immonocromatografico per ricerca IgM/IgG», dice il protocollo. «Ai pazienti che vengono ricoverati per interventi chirurgici elettivi e ai quali viene preliminarmente effettuato il tampone, possiamo associare il test rapido». La priorità va naturalmente agli ospedali Covid 19. In attesa di questi kit (che si trovano tranquillamente in alcuni laboratori privati), in ospedale i sindacati chiedono - oltre alle dotazioni di protezione adeguate - anche un più massiccio uso dei tamponi. «Lo abbiamo scritto a Rossi - dice Daniela Boem del Fials ed abbiamo sempre sostenuto di allargare i tamponi anche agli asintomatici a contatto coi malati. Chiediamo inoltre più attenzione per quei pazienti che risultano falsi negativi e vengono ricoverati in aree come le medicine e poi manifestano il virus». Il rischio è che vada a finire in quarantena anche personale di reparti che non dovrebbero essere esposti.
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