Il Tirreno

Livorno

La Capanna di via Verdi «Stare aperti è un dovere anche in questo deserto»

Nicolò Cecioni
La Capanna di via Verdi «Stare aperti è un dovere anche in questo deserto»

Claudio da 34 anni gestisce il punto vendita in Borgo Cappuccini  «Ai clienti più anziani porto il giornale a domicilio per aiutarli»  

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il racconto/1

Nicolò Cecioni

L’emergenza coronavirus non ha solo cambiato profondamente le vite di ognuno di noi. Ma ha stravolto anche l’ambiente che ci circonda. In questo deserto, tra i pochi che resistono e che animano i quartieri, ci sono gli edicolanti.

«Sono 34 anni che gestisco questa edicola e in tutto questo tempo non avevo mai visto una cosa del genere. Sono veramente colpito da questa situazione e da questo silenzio». Dietro la mascherina che gli copre il volto quasi del tutto e ben protetto dai guanti di lattice, Claudio Capanni ha due occhi increduli.

La sua edicola è nel cuore di Borgo, all’incrocio tra via Verdi e via San Carlo. Da quella zona nevralgica della città che lega il centro al mare, normalmente passano centinaia di persone che si fermano a comprare il giornale e a fare due chiacchiere.

Adesso, però, il quartiere si è fermato, i negozi sono chiusi così come i bar e i ristoranti e le poche attività aperte si fanno forza l’un l’altra. «Sono orgoglioso che le edicole siano state riconosciute come un’attività fondamentale per la società, perché è qui che si diffondono le notizie e l’informazione, a maggior ragione in questi giorni, è molto importante. È per questo che in un periodo del genere stiamo vendendo diversi giornali. Un buon incremento che dimostra che i livornesi hanno voglia di informarsi».

La gente, infatti, è tornata a consultare i giornali per conoscere i fatti del giorno. «Il Tirreno lo vendiamo in continuazione – continua l’edicolante – e lo vendiamo anche a tante gente che non vedevamo da anni o che non avevamo mai visto. Questo significa che è cambiato il modo di leggere il giornale. Prima, magari, le persone il giornale lo leggevano fuori, per esempio al bar o nei luoghi di lavoro. Adesso è tutto chiuso e perciò per conoscere la cronaca locale quotidiana, non si può far altro che comprare il giornale. Tra l’altro stando più in casa, si ha più tempo libero e maggior possibilità di interessarsi alle notizie. Lo stesso vale per le parole crociate o altri giochi che qua teniamo».

In calo, invece, la vendita di tutti gli altri articoli. «Questa edicola è un punto di riferimento per tanti livornesi, sia giovani che meno giovani. Abbiamo articoli per la scuola e per tante altre cose. Per non parlare dell’aiuto pratico che diamo alla gente. Spesso, per esempio, do una mano agli anziani che hanno dei problemi col cellulare, giusto per dirne una. E questo lo faccio perché la mia attività è prima di tutto un luogo di ritrovo per il quartiere».

E per questo il “deserto” di questi giorni è così strano. «Siamo rimasti aperti e lo facciamo rispettando tutte le norme di sicurezza, ma è tutta un’altra cosa rispetto alla normalità. Io indosso maschera per il volto e guanti tutto il tempo. E qua dentro faccio venire una persona alla volta». Per questo Claudio Capanni si è attivato anche per portare i giornali a domicilio.

«Diciamo che non è un servizio completo, perché non riesco a garantirlo per tutti. Ma ai clienti più anziani faccio il favore di portare loro il giornale a casa in modo da non farli uscire. Ovviamente senza evitare il contatto, lascio tutto nella cassetta della posta. Speriamo, comunque, di poter tornare alla normalità il prima possibile». –

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