Gioco
Tentò di uccidere il marito: la moglie di Angelo Lo Coco dal carcere ai domiciliari
Pietro Barghigiani
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Angelo Lo Coco collegato da casa alla trasmissione di Giancarlo MagalliLivorno: Istvanne Szegedi, 59 anni, a casa della figlia a Cascina, dove era residente prima del matrimonio con l'imprenditore degli pneumatici
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LIVORNO. È uscita dal carcere per andare ai domiciliari dalla figlia, Istvanne Szegedi, 59 anni, sotto processo con l’accusa di tentato omicidio del marito, l’imprenditore Angelo Lo Coco, 75 anni, fondatore dell'omonima azienda di pneumatici di Livorno, che nel tempo ha venduto e si è trasferita da viale Petrarca in piazza Damiano Chiesa.
Lo ha deciso il collegio del tribunale di Livorno accogliendo la richiesta del difensore, l’avvocato Roberto Nocent. L’udienza si è svolta in videoconferenza nella mattinata di mercoledì 25 marzo con l’imputata detenuta a Sollicciano prima della scarcerazione, avvenuta nel pomeriggio. La pm Sabrina Carmazzi nell’ultima udienza aveva chiesto una condanna a 13 anni per tentato omicidio. Nella sua arringa il legale della donna, per anni residente a Cascina, ha invocato la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni volontarie aggravate.
Il collegio ha rinviato al 22 aprile per repliche e sentenza.
Per l’accusa il movente sarebbero «i presunti tradimenti virtuali del settantaquattrenne nei confronti della donna» che aveva spostato nel 2017. Per questo avrebbe cercato di fargli ingerire degli psicofarmaci, poi avrebbero sfondato la finestra della camera dove l’uomo aveva cercato di nascondersi dando l’allarme alla polizia di Stato, infine lo avrebbe picchiato e colpito con una coltellata al petto che solo per alcune circostanze fortunate «la doppia canottiera che indossava e il peso dell’uomo» non l’ha ucciso. L'anziano fu salvato dal provvidenziale arrivo delle volanti della questura.
Andando nello specifico di quello che successe nell’appartamento di via Borsi la mattina del 4 maggio 2019, la pubblico ministero ha ripercorso il comportamento della donna. «Una condotta – aveva spiegato – non tenuta a causare lesioni, ma la morte del marito visto che ha mirato al petto, a sinistra, dove c’è il cuore e si possono colpire i polmoni. Ne ero certa durante l’arresto e più certa lo sono adesso. L’intenzione era quella, altrimenti non lo avrebbe colpita in quel posto vitale». E il fatto che all’arrivo degli agenti si sia fatta disarmare senza opporre resistenza non è un’attenuante.
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