Il Tirreno

Livorno

Nei gironi del supermarket tra caccia a lievito e farina ma tanta voglia di cioccolato

Cristiana Grasso
Nei gironi del supermarket tra caccia a lievito e farina ma tanta voglia di cioccolato

Altruisti o meschini, accaparratori scientifici o miti e frastornati. Così cambiano clienti, carrelli e atteggiamenti nelle uniche cattedrali della spesa rimaste aperte  

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Ok la farina perché tutti son diventati fornai e pasticcieri, il lievito di birra (ufficialmente introvabile in tutta la nazione), l’acqua minerale, l’amuchina non se ne parli. E la lettiera per il gatto e il cibo del cane, i pannolini per il bimbo. Scaffali vuoti e un senso di sgomento che oscilla tra panico e incazzatura perché l’accaparramento è meschinità pura. Ma nei meandri del supermercato versione “giorni della pandemia - in questi piccoli mondi moderni diventati improvvisamente piazze e arene per un’umanità altrimenti asocializzata, tra i pochi spazi attualmente condivisi tra estranei - il vero oggetto del desiderio è un altro.

La cioccolata. Torri di barattoli di Nutella abbattute nel giro di poche ore, baci perugina spolverati nemmeno fosse San Valentino, tavolette di ogni prezzo e qualità catapultate nei carrelli con fare guardingo da senso di colpa. «Il più potente antidepressivo che si compra senza ricetta» ammicca un ragazzone che si sta girando tra le mani inguantate due confezioni di creme da spalmare di marche concorrenti, e poi le prende tutte e due. Abbandonate a loro stesse forse per una sorta di scaramanzia, forse perché guardare a Pasqua sembra già guardare troppo oltre, sono i dolci pasquali, cataste di uova infiocchettate, colombe e dolci vari che se ne rimangono lì circumnavigati dai carrelli.

Sta qui, anche qui, nella pazza voglia di cacao, la nuova vita dell’umanità spaventata e rinchiusa raccontata dalle corsie dei supermercati. Dove, come ovunque del resto, tutto è cambiato, si è capovolto, rabbonito e incattivito insieme: anche tra i carrelli e le distanze, le file al freddo e gli slalom per evirarsi intorno alla bilancia di frutta e verdura, tutto si estremizza, cadono le maschere mentre si indossano le mascherine, e ciascuno tira fuori il meglio e il peggio di sé. I nobili d’animo si muovono con garbo in modalità zen e davanti alle montagne di casse d’acqua più economica si limitano a un paio di confezioni e aiutano l’anziano che arranca accanto a metterne due anche lui nel carrello. I meschini e le meschine sgomitano, fanno incetta, criticano i carrelli altrui.

Come in Pac-Man, lo storico videogioco fatto di “piste” e pallini da divorare velocemente per avanzare, nei corridoi dei supermercati chi finalmente vi approda dopo le lunghe attese si muove come indiavolato, giustamente di fretta perché restare dentro a lungo aumenta le attese di chi è fuori ma anche con frettolosa avidità, arraffando appunto come non ci fosse un domani e «ma cosa ne sa lei - commenta la ben truccata signora scortata da marito con altro carrello per aggirare l’obbligo di fare la spesa “una persona per nucleo familiare” - magari un domani non c’è perché fanno un’altra legge e non si può venire nemmeno al supermercato».

Fluttua quindi di tutto, oltre forse anche al virus, dentro queste cattedrali del consumo. Pessimismo, ed è quello che fa svuotare tutti i reparti di merce a lunga conservazione, il tonno, l’olio, le passate di pomodoro, la pasta, lo zucchero, il sale, i biscotti”base” (tipo le classiche marie),il latte a lunga conservazione, i salumi confezionati, le uova, lo scatolame.

Restano lì i surgelati (non tutti hanno pozzetti frigo per le scorte), i cibi già pronti (con tutto questo tempo a disposizione in casa si cucina) e anche il pesce (troppo caro, da consumare in fretta) non va per la maggiore. Esondano invece dai carrelli i rotoli di carta da cucina e carta igienica e gli alcolici. Già, perché a proposito di “vizi”, dopo la cioccolata che non è per tutti e non a tutti regala bombe di endorfina, nei suddetti carrelli finiscono litri di alcolici. Birre su birre, in offerta fin che si trovano e poi dalle più economiche in su, ma anche vino, di quello a buon mercato certo ma anche le bottiglie di Gewürztraminer o di Brunello in offerta spariscono dalla loro nicchia nel giro di poche ore. Alla fine del tour, alla cassa, ci si guarda tutti un po’ frastornati perché comunque ormai far la spesa è diventata una esperienza che va al di là della routine. Un po’ penitenza un po’ soddisfazione. Occasione di tentazioni e rinunce: lo sguardo che veloce si posa su quegli oggetti “non necessari” tipo uno smalto per le unghie o un portavasi con il fenicottero rosa o un profumetto alla vaniglia da 3 euro. Qualcuno cede, qualcuno no. I malati di shopping compulsivo sono guariti per forza. I risparmiosi vivono il loro momento di gloria. —

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