Gioco
Mercato in crisi? «La spesa si porta a casa»
I commercianti preoccupati per il rischio contagio e per la situazione economica: «Ma vogliamo andare avanti»
LIVORNO
Le porte laterali sigillate, le entrate e le uscite sono possibili soltanto attraverso gli ingressi situati in via Buontalenti. A mezza mattina le persone, tutte provviste di mascherine, che entrano ed escono sono numerose, almeno questa è l'impressione da fuori. Una volta dentro, però, l’enorme Mercato coperto appare abbastanza desolato, quasi nudo rispetto al movimento dei giorni normali. Appunto, normalità, una parola che sembra ormai depennata dal nostro vocabolario per colpa dell’emergenza dovuta al virus. «La situazione è molto difficile - dice Paolo Cacciò della polleria Gonnelli - . Col coronavirus si lavora poco. Ci difendiamo solo col servizio a domicilio, che , tuttavia, non risolve i problemi. Lo facciamo per i nostri clienti. Andiamo avanti, anche perché un mercato come questo ha un indotto non indifferente, sia a livello lavorativo che familiare. Questo è il momento in cui si deve dare valore ad un struttura che esiste da sempre». Sorridente, nonostante il volto coperto, è Irene Ribecai del forno “Spiga d’oro”: «La gente è poca e vendiamo di conseguenza. Comunque prendiamo le ordinazioni e portiamo a casa. Personalmente sono preoccupata dalla situazione in generale, ma qui non ho timori. Mantengo le distanze, uso le precauzioni». Laura Bedini, dell’omonima formaggeria, accenna una polemica: «Chiudere le porte è stato un errore. Abbiamo messo dei cartelli per spiegare che sono aperte quelle centrali, altrimenti qualcuno vede chiuso e va via. Lo spazio è grande, ci sono le distanze necessarie. La consegna a domicilio? Per adesso funziona, almeno tra i nostri clienti. Vogliamo far capire a tutti, che il mangiare lo troveranno sempre, la roba arriva puntuale e non occorre passare ore in fila ai supermercati».
Preoccupazione c’è nella voce di Massimo Nannipieri che opera nel settore dell’ igiene: «Tanta paura delle incognite, non sai cosa può succedere. Io cerco di tutelarmi; ma non so se faccio bene o meno a stare qui. Troppe situazioni in cui si ricoverano persone, anche giovani, che oggi ci sono e domani non più. E poi problemi economici. Tanti amici sono chiusi, non arrivano a fine mese. Vado anche a domicilio e ho la fortuna di poter portare il pagobancomat con me. La gente teme di dover pagare di più certi prodotti, ma la maggior parte delle volte non è così».
Debora Orlandi , che lavora in una salumeria, invece, appare abbastanza serena: «Aspettiamo momenti migliori. Io faccio qualcosina a domicilio, ma poco. Soprattutto agli anziani che devono stare a casa per forza e che aiuto sempre nei momenti di difficoltà. Non temo nulla, sono fatalista, spero che però finisca presto».
Alessandro Landi si muove tra decine di uova. «C’è stato il contraccolpo, molti clienti hanno difficoltà a spostarsi. Noi riusciamo a rimediare in qualche modo, facciamo domicilio nel vicinato, chiaramente ma speriamo di tornare alla normalità prima possibile. La gente è in tensione».
Mauro Palandri , dell’omonima macelleria, si fida meno: «Ho paura per quello che sta succedendo. Faccio consegne a chi abita vicino perché non mi sento di mandare i ragazzi nelle case, visto che non sono attrezzati a dovere. Fortunatamente, per adesso, il contagio a Livorno è poco e mi auguro che possa svanire quanto prima. Siamo tutti nella stessa barca, i numeri sembrano evidenziare che abbiamo capito come ci dobbiamo comportare e lo stiamo facendo». Susanna Simonelli , rivenditrice di caffè dice: «Capisco il disagio degli ingressi frazionati ma credo che ne vada della sicurezza e quindi sono compromessi accettabili. Ci siamo organizzati con le consegne a domicilio che partono dalla sede centrale da Porta a terra. Ora è arrivato il plexiglas sul bancone e questo ci da tranquillità maggiore».
Cristina Tanozzi vende il pane e non fa ancora consegne domiciliari, ma ci sta pensando su: «Commercialmente noi vendiamo leggermente di più grazie a chi fa scorte. Rispettiamo tutti gli accorgimenti e quindi la speranza è di vivere sicuri. Per adesso nessuno mi richiede la consegna a casa, ma non lo escludo per il futuro».
Chiude il cerchio, Federico Bandinelli, che ha il banco di frutta e verdura: « Io spero solo di arrivare a fine mese in pari, e senza guadagnare un euro. Penso a chi è messo peggio, mi spiace molto». —
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