Gioco
Due giornalisti del Tirreno minacciati con una spranga
L’aggressione di un edicolante che poi se ne vanta sui social: «Li ho cacciati» Il sindacato dei giornalai: «Un gesto inconsulto, siamo solidali con i cronisti»
LIVORNO
Le 11 di mattina in piazza Grande. Un giornalista e un fotografo del Tirreno stanno lavorando: devono fare un servizio sugli edicolanti che portano i quotidiani a domicilio ai lettori che non possono uscire di casa.
Si recano all’edicola gestita da Paolo Vivaldi, quella all’angolo con la farmacia comunale. Il commerciante, anziché rispondere che non ha voglia di rilasciare dichiarazioni, li insulta pesantemente. Poi, non contento, esce dal chiosco, prende l’asta di ferro utilizzata per aprire e chiudere la saracinesca, si avvicina ai due cronisti, li minaccia, agitandogli in faccia l’attrezzo. La scena si svolge davanti a tre clienti che assistono increduli.
È una reazione inattesa, perché i rapporti tra giornale ed edicolanti sono buoni, costruttivi, improntati sulla difesa e sul rilancio dell’informazione su carta stampata.
Di fronte alla foga dell’uomo, il fotografo e il cronista si allontanano. Vanno dall’altra parte della piazza, dove ci sono due agenti della polizia municipale. Raccontano ai vigili cosa è successo, mentre a distanza l’edicolante sta ancora imprecando.
Una pattuglia va a chiedergli conto del suo comportamento. Viene fatta una segnalazione al comando, a cui probabilmente seguirà una denuncia.
Non finisce qui: Vivaldi decide di raccontare sul suo profilo Facebook quanto accaduto, vantandosi del gesto. “Sono appena venuti due "giornalisti" del tirreno: li ho cacciati brandendo una spranga di ferro”, scrive.
Incredibilmente il suo post riceve in poche ore oltre 60 “mi piace”. Ci sono anche diversi commenti di elogio al suo comportamento.
La notizia viene diffusa nel pomeriggio dal Comitato di redazione del Tirreno, l’organismo sindacale dei giornalisti, che in una nota racconta i fatti ed evidenzia come “l'uso della violenza sia tipico di chi non ha argomentazioni: il tentativo di intimorire i giornalisti nell'esercizio del loro lavoro riporta a metodi tipicamente fascisti che devono essere non solo condannati ma perseguiti dalle autorità preposte”.
“Stupefacente - continua il Cdr del Tirreno - appare il fatto che questo gesto sia stato messo in atto da un operatore della filiera dell'informazione, che dovrebbe ben conoscere il ruolo dei giornali, sia come presidio della democrazia, sia come punto di riferimento di un'informazione verificata contro le fake news”.
A sostegno dei colleghi aggrediti interviene anche l’Associazione Stampa Toscana: “Può darsi che il virus abbia ripercussioni anche indirette sulle persone, ma è intollerabile che a farne le spese siano giornalisti in servizio in un momento così difficile, dove l'informazione è un elemento fondamentale della vita quotidiana così messa a dura prova”, scrive il presidente Sandro Bennucci.
Anche il mondo degli edicolanti prende posizione: il Sinagi, il sindacato che li raggruppa, «esprime massima solidarietà al giornalista ed al fotografo del Tirreno».
«La nostra categoria - si legge in una nota - anche in questo momento storico difficile, garantisce un’informazione verificata e plurima, è un presidio di democrazia in ogni quartiere cittadino e non si è sottratta, anche in questo periodo difficile, a svolgere il suo compito seppur senza nessuna protezione fornita ed un accordo nazionale scaduto da un decennio. Un gesto inconsulto non deve vanificare gli sforzi fatti da chi lavora con sacrificio ed abnegazione al servizio della cittadinanza».
Arrivano anche le scuse della segreteria nazionale Sinagi e la solidarietà dell’Ordine dei Giornalisti, con una telefonata del presidente nazionale Carlo Verna. L’Ordine della Toscana si rivolge «al Prefetto di Livorno affinché atti di questo genere vengano perseguiti e non siano sottovalutati», mentre il consigliere regionale Francesco Gazzetti, giornalista, parla di «episodio inaccettabile e inqualificabile e lo è ancor di più pensando al servizio che il mondo dell'informazione sta offrendo a tutti noi in questo momento così difficile e duro. Anziché brandire un'asta di ferro si dovrebbe invece offrire un sorriso a queste persone».
In serata Vivaldi fa marcia indietro. Cancella il post su Facebook e ne fa un altro: “Stamani, in un impeto di rabbia per motivi quasi per nulla legati al fatto specifico, ho risposto molto male a due giornalisti del tirreno, e ho avuto la dabbenaggine di vantarmene su questo social. Ritiro tutto, siamo in una situazione generale che è meglio non esacerbare per il bene di tutti”. —
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