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Coronavirus, l'ingegnere, l'ex poliziotto e l'attore: i morti in provincia di Livorno
Se ne vanno nel buio, in silenzio, senza una mano da stringere, senza la carezza o lo sguardo di chi amano. Muoiono soli. Distanziati dalle lacrime di chi li piange ma noi vogliamo consentire a tutti di ricordarli. Ecco chi sono le vittime dell'infezione - L'INIZIATIVA
Salvatore Longo, 98 anni, è morto sabato 14 marzo all'ospedale di Livorno, prima vittima del coronavirus nella provincia livornese. Originario di Campiglia Marittima, era ospite da un anno di una dependance collegata a una Rsa per anziani.
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Neli Rocchi, 94 anni è morta il 15 marzo. Era ospite della Residenza sanitaria assistita di Coteto (Livorno) ed era stata poi ricoverata all'ospedale il giorno prima del decesso. La donna era affetta anche da altre patologie. Il suo quadro clinico, una volta giunta in ospedale, era già complicato.
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Danilo Norfini, 83 anni, è deceduto martedì 17 marzo all'ospedale di Livorno. Era stato ricoverato sabato 14 marzo insieme alla moglie. Trasportati in ospedale sue due diverse ambulanze erano stati trasferiti in Malattie Infettive perché risultati entrambi positivi al tampone.
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Michele Sarno, 54 anni, ingegnere originario dell'Irpinia, viveva a Vicarello. Aveva scelto Livorno, 30 anni fa. E sorrideva: aveva un bellissimo sorriso. Ingegnere per passione e stimato professionista, dal 2002 lavorava nell’impresa Abate come direttore tecnico. In uno dei suoi ultimi messaggi alla compagna, Chida Rocha, che vive in Brasile, scriveva: «Amore mio, la febbre non passa, attendo di essere ricoverato. Finalmente mi cureranno». È morto il 18 marzo, all’ospedale di Livorno, lontano dai suoi affetti. «Era forte, sportivo - ricorda Rocha - non l’ho potuto nemmeno abbracciare per l’ultima volta». - L'ARTICOLO
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Un uomo di 85 anni, di Livorno, morto il 18 marzo all'ospedale cittadino.
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Un uomo di 80 anni di Livorno, morto il 21 marzo all'ospedale cittadino.
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Franco Gheri, 79 anni, è morto all'alba del 21 marzo all'ospedale di Livorno. Originario di Firenze, si era trasferito a Rosignano Marittimo con la compagna da una quindicina di anni. In passato, nel Fiorentino, si era occupato di lavorazione delle pelli ed era un esperto rilegatore di libri antichi. Passione che ha portato avanti anche dopo la pensione, quando si è stabilito appunto a Rosignano.
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Roberto Arzilli, 70 anni di Piombino, è morto il 21 marzo all'ospedale di Livorno dove era stato trasferito dalla Rsa San Rocco di Piombino. Arzilli aveva vissuto a lungo con la madre, e una volta rimasto solo aveva trovato ospitalità a San Rocco. Molto religioso, spesso andava a pregare alla concattedrale di Sant’Antimo, e lo si vedeva spesso in città a camminare, la sua passione.
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Una donna di 90 anni deceduta il 24 marzo all'ospedale di Livorno.
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Stefano Cavero, 55 anni, di Livorno. Operaio in una ditta in ambito portuale è stato il "paziente uno" di Livorno e suo malgrado era diventato il simbolo della lotta al virus in città. Cavero era uno dei migliori giocatori di boccette della Toscana: nel 2018 era stato campione d’Italia del circuito Uisp con la squadra di Livorno, Pisa e Pontedera. Il suo sogno era quello di rilanciare questa specialità del biliardo. Originario dell’Isola del Giglio, probabilmente ha contratto il virus a Bologna, proprio in occasione di un torneo delle sue amate boccette. - L'ARTICOLO
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Paolo D'Ercole, 69 anni, di Livorno. Abitava nel quartiere di Salviano ed era molto conosciuto anche a Fiorentina. Era stato dipendente Amps dove ha lavorato fino alla pensione. Un uomo buono, generoso e solare. Era stato un buon giocatore di calcio. Fin da ragazzino stava in porta e ha giocato fino a che il fisico gliel'ha consentito anche in tornei e partite amatoriali. Paolo era stato ricoverato intorno alla metà di marzo all'ospedale di Livorno, positivo al tampone. Le sue condizioni sono via via peggiorate ed era stato trasferito in Terapia intensiva. È morto sabato 28 marzo.
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Anna Maria Ruga, 83 anni, di Livorno. Era ricoverata all'ospedale Lotti di Pontedera ed è morta sabato 28 marzo.
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Antonietta Antonovic, 92 anni, di Livorno. È morta nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 marzo all'ospedale di Livorno dove era stata ricoverata qualche giorno prima. Era la zia della moglie del consigliere regionale Francesco Gazzetti. "Il coronavirus ha colpito anche nella nostra famiglia - ha scritto Gazzetti in un post su Facebook - si è portato via la zia di mia moglie. Era una donna di 92 anni che l'incedere del tempo aveva reso sempre più fragile ma che amava la vita e i suoi cari. Il coronavirus è vile anche perché spezza questi legami così forti e rende impossibile accompagnare i nostri cari nei loro ultimi istanti". - L'ARTICOLO
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Sergio Casati, 77 anni, di Rio Marina (Isola d'Elba). Era stato trasferito con l'elisoccorso Pegaso la mattina del 27 marzo all'ospedale di Livorno. Era il "paziente uno" dell'Isola d'Elba. Casati era una persona conosciuta, volto noto del paese. In tanti lo ricordano indaffarato nel suo ristorante "Da Sergio"che aveva gestito per 30 anni a Cavo prima della pensione. Il sindaco Marco Corsini l'ha ricordato con un messaggio commosso: "Vi invito tutti quanti a stringervi alla famiglia di Sergio. Rio paga il primo tributo di vite umane a questo terribile nemico". - L'ARTICOLO
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Donna, 94 anni, di Livorno. È morta all'ospedale di Livorno tra sabato 28 e domenica 29 marzo.
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Sergio Donnini, 89 anni, di Piombino. Era ospite della rsa di San Rocco. È morto all'ospedale di Pisa domenica 29 marzo. L'anziano soffriva già di altre patologie.
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Natale Currao, 86 anni, di Vada. Ex poliziotto è morto tra domenica 29 e lunedì 30 marzo all’ospedale di Livorno, nel reparto di Malattie infettive. Currao aveva fatto il poliziotto a Pontedera, ma da tempo la sua vita era a Vada. Da quando una decina di anni fa si era trasferito nella frazione costiera amava partecipare alle iniziative di paese e andare a dare una mano o anche soltanto a fare due chiacchiere nella pizzeria del figlio Andrea, La meridiana, sul lato nord di piazza Garibaldi. I i figli e gli abitanti di Vada, che lo ricordano come una persona allegra e sempre disponibile con gli altri.
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Roberto Sabatini, 78 anni, di Cecina. È morto all'ospedale Cisanello di Pisa domenica 29 marzo. Lascia la moglie Mirella, i figli Alessandro e Marco e due nipoti. Era un marito, un padre e un nonno. Ma anche un ingegnere chimico e l’ex presidente del Rotary Club Cecina Rosignano. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo buono. Come una persona stimolante e sensibile. Uno capace di rappresentare il punto di riferimento per tutti. Così, ad esempio, ne parlano gli amici del Rotary. Per loro Sabatini era una persona di una franchezza fuori dal comune. Per come si poneva e per come si comportava, rappresentava uno stimolo per tutti. È anche per queste sue doti che il club gli aveva assegnato il Paul harris fellow, la più alta onorificenza rotariana. Come ingegnere chimico, invece, prima della pensione aveva lavorato per Eni, attività che l’aveva portato più volte in giro per il mondo. Lavoro, club, famiglia, ma non solo. Tra le sue varie passioni ce n’era una in grado di spiccare su tutte: l’amore per la cucina e per il buon cibo. - L'ARTICOLO
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Marco Mennini, 58 anni, di Piombino. Aveva fatto mille lavori: per anni alla tipografia Falossi di Venturina, poi in proprio a Piombino dove aveva cofondato la Opus, infine sul porto, alla Smepp. Era tifosissimo della Juventus e aveva il gusto della battuta, non ci sapeva rinunciare. È morto all'ospedale di Livorno domenica 30 marzo dopo giorni di ricovero in gravi condizioni. Lascia la moglie Flavia e i due figli, Michela e Alessandro. - L'ARTICOLO
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Altero Giomi, 88 anni, di Vada. Storico titolare del ristorante Il Ducale, sul versante sud di piazza Garibaldi a Vada. Giomi è morto nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Livorno fra lunedì 30 e martedì 31 marzo. Da giovanissimo aveva gestito il bar Poker, che un tempo si trovava in piazza Monte alla Rena a Rosignano Solvay, a distanza di poche centinaia di metri dalla casa dove ancora viveva con la moglie. Poi per molti anni si era dedicato alla falegnameria e al montaggio di infissi, lavorando in Italia ma anche all’estero. Infine, il suo carattere intraprendente, a metà anni Ottanta lo ha portato alla decisione di dare concretezza alla passione per la cucina. Nel 1988, ha inaugurato Il Ducale. Giomi lascia la moglie Daniela e i figli Barbara e Altiero. - L'ARTICOLO
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Gabriele Di Battista, 59 anni, di Cecina. Di Battista è morto nella notte tra martedì 31 marzo e il 1° aprile all'ospedale di Livorno dove era stato ricoverato venerdì 20 marzo. Di Battista viveva da pochi mesi a Riparbella, dove si era trasferito da Cecina e aveva due grandi passioni: il teatro e il suo cane. Era un attore ed è stato presidente della Compagnia Teatrale "I Mattattori" di Rosignano. Tutta la Compagnia lo ricorda per la sua allegria, per il suo modo scherzoso di prendere la vita, per la sua voglia di essere presente a tutti i momenti di incontro, cene, compleanni, feste. Il teatro lo aveva aiutato a superare un momento critico dovuto a problemi di salute. - L'ARTICOLO
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Vittorio Pelosini, 75 anni, di Rosignano. Era stato ricoverato all'ospedale Cisanello il 21 marzo ed è morto il 1° aprile. Originario di Rosignano, ha abitato sul territorio fino ai primi anni Novanta, gestendo con la famiglia il complesso della Buca del gatto, tra Vada e Cecina, e prima alcuni ristoranti di campeggi della zona. Poi il trasferimento a Vicarello, per essere più vicino al ristorante del bagno Tirrenia a Tirrenia, che aveva preso in gestione. Infine l’esperienza di commerciante, con un negozio di alimentari a San Piero a Grado. Due anni fa, dopo alcuni problemi di salute, si era trasferito a Pisa dalla figlia Michela. - L'ARTICOLO
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Elia Galli Leone, 95 anni, di Livorno. Ha combattuto per 20 giorni in un letto del reparto di Medicina dell’ospedale, poi ha perso la sua battaglia col Covid. È morta venerdì 3 aprile. I due figli, che si trovano in quarantena, non hanno potuto neanche accompagnarla al cimitero. «Una donna di passione, di vedute progressiste, di valori fondamentali fin dal dopoguerra», la ricorda la figlia. Ha insegnato per 40 anni. Aveva cominciato a Nocera Inferiore dopo aver vinto il concorso, poi era stata trasferita all’isola d’Elba, a Bolgheri, al Gabbro e infine a Livorno, dove per oltre 30 anni, tra le maestre più conosciute e apprezzate in città, ha lavorato alle Thouar. - L'ARTICOLO
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Giampaolo Bernasconi, 95 anni, di Rosignano. Si è sentito male a villa del Colle, la casa di riposo di Montenero in cui era ospite da alcuni mesi. Rosignanese, molto conosciuto, è padre di Andrea, maresciallo della guardia di finanza in forza al comando di Livorno, tra i più apprezzati istruttori cinofili in Italia. Era risultato positivo durante i controlli dei giorni scorsi ma non aveva sintomi, raccontano dalla Rsa. Nella serata di venerdì 3 aprile, dopo cena, il decesso.
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Maria Grazia Pellegrini, 68 anni, di Livorno. È morta tra venerdì 3 e sabato 4 aprile. Pensionata, era la titolare di una nota merceria di via Buontalenti, nella zona del mercato. La donna lascia due figli - Gabriele e Claudia Marrucci - e i nipoti. «La ricordo con affetto, ancora non mi rendo conto di cosa sia successo esattamente - prosegue Gabriele, che in città lavora alla Grandi Molini italiani, dove è molto conosciuto e stimato non solo per la sua professionalità - e la cosa più brutta è stata non poterla salutare come si deve, senza un vero funerale». Viveva da sola in via Garibaldi, a ridosso del centro, e i figli si sono costantemente presi cura di lei.
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Giovanna Neri, 82 anni, di Livorno. È morta venerdì 3 aprile all'ospedale di Livorno dove era stata ricoverata una quindicina di giorni prima. Era una donna molto conosciuta: per molti anni era stata stimata infermiera professionale all’ex centro elioterapico di Monterotondo. Giovanna Neri era residente nella Rsa Pascoli, «dove - ricorda la nipote Rossella Del Taglia - veniva quotidianamente e amorevolmente seguita».
* * * Per lasciare un ricordo o inviare una foto di una delle vittime potete inviare una mail a web@iltirreno.it specificando nell'oggetto: "memoriale coronavirus".
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