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Livorno

l’edicola davanti alla statua di modì 

«Uffici e scuole chiuse, per noi edicolanti qui in centro è dura»

S.F.
«Uffici e scuole chiuse, per noi edicolanti qui in centro è dura»

Attias, non un chiosco ma un fondo per vendere i giornali «Lo Stato non bada ai piccoli imprenditori come me»

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All’imbocco di via Roma, a pochi passi dalla statua raffigurante Amedeo Modigliani, c’è l’edicola di Francesco Neri: non è il classico chiosco, bensì un’attività all’interno di un fondo commerciale. Per questioni di sicurezza, ha adattato una soluzione che lo vede lavorare fermo sulla porta (bloccata con due scatoloni che impediscono l’accesso): indossando la mascherina d’ordinanza, si pone al servizio di una clientela che sostiene (con rabbia) essere assai calata.

«Il fatto di essere aperti – racconta – non significa che l’incasso sia il medesimo di qualche settimana fa. Nel mio caso si è dimezzato. E a quanto pare, nei recenti decreti del governo la nostra categoria non è stata inserita. In pratica da noi pretendono ancora una volta lacrime e sangue. Con questi numeri riuscire a pagare l’affitto a fine mese è una vera utopia».

E se le sue vendite, in generale, sono calate, per qualche prodotto si sono addirittura rarefatte. «Le scuole sono chiuse, – dice Neri – il mio guadagno non si basa sulla vendita del quotidiano, perché il quotidiano vale come un invito ad entrare edicola. Ci sono i giochi, le figurine, tutte le cose per bambini che mi consentono arrivare a fine mese. Gli anziani ? Qualcuno esce, ma non tutti i clienti che avevo prima».

Una voce fuori dal coro, che merita le dovute attenzioni. «Io non sono un eroe, per carità, quelli sono i medici, infermieri e volontari che stanno svolgendo un lavoro prezioso ed impagabile. Ma non voglio essere preso in giro. La situazione per gli edicolanti che hanno un fondo commerciale, e non si trovano sul suolo pubblico, comincia ad essere difficile, posso assicurarlo».

Neri si fa qualche domanda e non capisce come facciano gli altri colleghi ad essere contenti di come stanno andando le cose: macché incrementi nelle vendite di giornali, anzi. E poi, lo ripeto, i quotidiani non fanno la differenza: è tutto il resto che incide davvero sugli incassi».

Per quanto riguarda la consegna domiciliare, qualcosa si muove. «Essendo solo, passo da qualche cliente che sta in zona, specialmente coloro che conosco personalmente. Un servizio che svolgo volentieri, non è niente di speciale».

Sul lato dell’ingresso campeggia la bandiera italiana. «Ma da piccolo imprenditore – conclude – non sono contento di come mi trattano. Non ho aiuto dallo Stato, che al solito supporta i dipendenti pubblici». Di passaggio c’è anche il proprietario di un bar della zona, che si lamenta per la chiusura forzata. Un periodo complicato per molti.

S.F.

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