Il Tirreno

Livorno


Coronavirus, scuole e asili chiusi ma la retta si paga: Federconsumatori chiede il rimborso

Andrea Rocchi
Coronavirus, scuole e asili chiusi ma la retta si paga: Federconsumatori chiede il rimborso

A Livorno 931 posti nei nido. La vicesindaca Mannucci: «Proveremo a andare incontro alle esigenze delle famiglie»

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LIVORNO. In questi giorni di quarantena forzata, con tanti genitori a casa per stare vicini ai figli che non vanno a scuola, in molti si chiedono perché si debba pagare per un servizio che non viene erogato. Il riferimento corre soprattutto agli asili nidi, materne e elementari comunali, a rette per le quali continuano ad arrivare i bollettini sebbene le scuole di ogni ordine e grado ed i servizi comunali per l’infanzia siano chiuse dal 5 marzo. E difficilmente riapriranno il 5 aprile, visto che il governo è orientato a disporre una proroga.

Un problema di cui, a livello regionale, si è fatta interprete la Federconsumatori che ha deciso di mobilitare l’anci, l’associazione dei comuni italiani.

«Vorrei portare alla vostra attenzione un problema che sta colpendo i cittadini e le famiglie in questo momento critico». Inizia infatti così così la lettera che il presidente di Federconsumatori Toscana Massimo Falorni ha inviato ai vertici dell’Anci Toscana. Prosegue la lettera: «Alla luce dell’emergenza Coronavirus, riceviamo molte segnalazioni in ordine alla necessità di adottare provvedimenti straordinari relativi alle rette di scuole, asili nido, materne e universitarie, nonché alle rette delle mense all’interno degli istituti e quelle relative agli asili nido privati. Chiediamo il ristoro di quanto pagato dal 9 marzo e la sospensione dei pagamento fino alla riapertura delle scuole. Non è giusto che, a seguito della chiusura degli Istituti di ogni ordine e grado, molte famiglie si trovino a dover pagare ugualmente un servizio di cui non stanno usufruendo”.

La lettera conclude così: «Inoltre, alla luce delle drastiche misure adottate dal Governo con il Dpcm 11 marzo 2020, che hanno giustamente invitato i cittadini a rimanere nelle proprie abitazioni, per limitare al massimo la diffusione ed il contagio del virus, appare evidente disporre di un ristoro a favore dei cittadini che hanno un abbonamento di trasporto pubblico locale, pagato da utenti per un servizio, di cui in moltissimi casi non ne stanno usufruendo».

L’amministrazione livornese non ha ancora preso decisioni in merito, ma l’assessore alle politiche scolastiche, la vice sindaca Monica Mannucci prova a rassicurare: «L’amministrazione comunale sta facendo di tutto per andare incontro alle esigenze delle famiglie». E conta di dare presto una risposta agli interessati. Anche perché i vari comuni, in questi giorni, stanno attendendo disposizioni ministeriali mentre è assodato - come avviene in casi di assenza di un bambino dal servizio mensa - che la quota variabile delle rette, quella relativa alla ristorazione, appunto, viene sospesa per il periodo di chiusura.

Il costo delle rette dei nidi - variabile in base all’Isee (oggi, una fascia alta, arriva a pagare quasi 500 euro al mese) - interessa circa 931 nuclei famigliari che hanno i figli in un asilo comunale o in un nido privato-convenzionato convenzionato (qui l’ente pubblico ha 412 posti compresi quelli in convenzione con la Fondazione Livorno. Anche le bollette arrivano con scadenze diverse. L’amministrazione comunale invita le famiglie ad aspettare comunicazioni che - assicura Mannucci - arriveranno a breve: qualcosa si dovrà pur fare per aiutare le famiglie. E’ infatti in fase di valutazione quanto stanno sollecitando numerosi cittadini che chiedono la sospensione dell’intera retta per il periodo in cui il servizio non è garantito. «Non è giusto pagare per un servizio che non c’è. e non dipende da noi», si sfogano alcuni genitori di bambini dei nido. «Anche perché chi non può permettersi la baby sitter deve lasciare il lavoro e stare a casa». 

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