Il Tirreno

Livorno

Coronavirus, l’Asl assume 60 giovani medici per 19 unità speciali

Coronavirus, l’Asl assume 60 giovani medici per 19 unità speciali

Gestiranno i pazienti sospetti o con sintomi lievi a casa La sede nelle guardie mediche. Cognetta soddisfatto

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LIVORNO. La maxi-Asl Toscana Nord Ovest sta per concretizzare con un bando nero su bianco il proprio via libera alla proposta avanzata dalla Fimmg, organizzazione di categoria dei medici di famiglia: dar vita a una task force con l’assunzione di una sessantina di giovani medici ai quali affidare il compito di gestire il fronte incandescente del rapporto sul territorio con i pazienti positivi lievi che non hanno bisogno di essere ricoverati in ospedale.

In ballo la creazione di 19 unità speciali nel territorio costiero compreso nelle quattro realtà che compongono la maxi-Asl (e cioè, oltre all’ex Asl livornese, quelle dell’area pisana, di Lucca, Viareggio, Massa e Lucca): nella nostra provincia, i team saranno dislocati a Livorno, Cecina e Piombino.

L’idea era stata formalizzata nei giorni scorsi dai vertici della Fimmg, per riuscire a trovare il modo di affrontare l’emergenza creata dal contagio del coronavirus anche nelle nostre zone: i medici di famiglia avvertono di non riuscire a far fronte a tutte le esigenze che si manifestano per l’esplosione del bisogno di sanità ai tempi del Covid-19 e hanno messo a punto un piano che conta sulle energie di 60 giovani medici da schierare in piccoli team da collocare nelle guardie mediche, nella trincea di quel che adesso viene catalogato come “continuità assistenziale”. È da precisare che, nelle intenzioni del piano, queste sedi non dovrebbero essere “ambulatori”: niente accesso al pubblico, insomma. E chi sarebbero questi medici extra? In linea di massima si fa riferimento agli specializzandi o a chi è attivo nelle guardie mediche. Capitolo compenso: 40 euro l’ora. Con una unità speciale ogni 50mila abitanti.

L’esistenza del progetto, anticipato dal Tirreno nei giorni scorsi quando era ancora a livello di intenzione, era stata confermata dal dottorPasquale Cognetta, segretario territoriale della Federazione medici di famiglia, sottolineando che l’intesa su queste unità speciali di continuità assistenziale va nella direzione indicata dal decreto varato il 9 marzo scorso dal premier Giuseppe Conte.

Cognetta è soddisfatto per l’ok. E aggiunge: «È una situazione di emergenza, bisogna fare presto». In concreto, il piano della Federazione medici di famiglia prevede che queste nuove équipe coprano l’arco orario dalle 8 alle 20 tutti i giorni su base volontaria. Inutile dire che dovrebbero avere a disposizione una gamma di dispositivi di protezione individuale (a partire dalle mascherine con valvola, guanti monouso, gel igienizzante, tute con cappuccio e occhiali) ma anche un’auto attrezzata con diagnostica e farmaci per le urgenze.

La mansione specifica sarebbe seguire una gamma di situazioni: 1) i casi sospetti che manifestino sintomi di problemi respiratori e febbre da quattro giorni; 2) persone risultate positive al tampone ma per le quali non si rende necessario il ricovero in ospedale; 3) persone al di sopra dei settant’anni che siano positive al tampone e abbiano lievi sintomi respiratori con tosse leggera.

Nel progetto d’intervento è stato previsto che se c’è solo tosse e la febbre resta sotto 37,5, e dunque sono catalogabili come “lievi”, verrebbero seguiti via telefono, la visita a domicilio sarebbe riservata ai casi in cui si registri un innalzamento della febbre o comunque siano giudicati più gravi. E i pazienti asintomatici? Non sarebbero questi team a seguirli bensì il medico di famiglia via telefono.

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