Il Tirreno

Livorno

la parola ai giornalai 

«Troppa ignoranza, noi edicolanti presidio per chi vuole sapere»

S.F.

Davanti al suo chiosco in piazza Grande le persone in coda «C’è bisogno di regole più dure, altrimenti saranno guai» 

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LIVORNO

Andrea Giroldini opera in piazza Grande. Davanti alla sua edicola ci sono persone che fanno la coda: ordinati, ligi al dovere imposto di osservare le distanze di sicurezza. Sono in attesa di comprare la loro copia del Tirreno, e una volta assolto il compito, se ne vanno velocemente, per lasciare campo libero al cliente successivo.

«Tengo botta la mattina, – dice – con la gente che comunque esce per fare la spesa o per altro e passa in edicola per prendere il giornale. Il pomeriggio, dato anche il fatto che ci sono maggiori controlli, si tende a stare in casa e quindi vendo un po’ meno; di conseguenza l’incasso ne risente. Il Tirreno resta nettamente il quotidiano più venduto, cede qualche passo rispetto al normale, ma siamo sempre intorno alle 100 copie giornaliere».

Andrea è solo, e quindi non può permettersi di fare la consegna a domicilio. «Qualcuno mi chiama per sapere se riesco a portare il giornale a casa, ma purtroppo non ne ho la possibilità». Anche in questo caso, il chiosco è spesso territorio di conversazioni, più o meno interessanti. «Riguardo il Covid – prosegue Giroldini – c’è ancora ignoranza tra la gente. Specialmente tra coloro, più su con l’età, che invece dovrebbero essere i più informati. Addirittura tanti pensano che si tratti di una cosa inventata: per altri il modo migliore di combatterlo sono le pappardelle col cognac. Insomma, anche la battuta di spirito serve per stemperare una situazione , ogni ora più grave. Pareri più o meno strampalati, che la clientela pone alla mia attenzione».

Il problema più evidente? Chi ancora non rispetta il decreto. «Dalla mia postazione, in centro città, posso valutare che attualmente ci sono ancora troppe persone a passeggio, rispetto a quello che sarebbe lecito aspettarsi. E' necessario un regolamento più duro: chiudere altri esercizi commerciali, lasciando operativi solo quelli dei prodotti essenziali. Altrimenti non ne usciremo. Magari mettere in gioco l’esercito, e spingere tutti al rispetto della norma, e del prossimo».

Nello stesso tempo, niente paura. «Sono fatalista. La vita la prendo come viene. Inoltre mi fido poco delle cose che ci vengono dette, e sono certo che nelle stanze del potere qualcuno ci nasconda la verità. Dicessero davvero le cose come stanno, e lo intuiamo osservando i numeri del contagio, ci sarebbe più panico, e meno voglia di camminare». Punto fondamentale, seguire le linee guida. «Personalmente non sgarro di una virgola, quando finisco la giornata di lavoro, torno a casa, dove ci sono mia moglie e mia figlia che non escono mai». —

S.F.

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di Redazione web