Il Tirreno

Livorno

Salvetti: il decreto così non basta, va cambiato

Mauro Zucchelli

«Tanta gente per strada per fare la spesa o andare al lavoro. Già 10mila controlli ma queste norme sono un colabrodo»

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LIVORNO

Nel nostro territorio municipale c’è una tribù urbana di 15mila cani: se escono di casa due-volte al giorno ci sono «fino a 45mila persone fuori per una mezz’oretta». E poi: le «centinaia e centinaia di operazioni da fare in banca o all’ufficio postale», un gran numero di dipendenti la cui azienda sta continuando a lavorare, i «tanti sportivi che non vogliono rinunciare alla corsetta all’aperto». Il sindaco Luca Salvetti mette in fila una serie di situazioni – anzi, di numeri – per “fotografare” le contraddizioni dell’emergenza coronavirus nella nostra città. Mettendo nel conto, per dirne una, le 70mila famiglie presenti: «Se ogni giorno la metà di esse manda un componente a fare la spesa abbiamo altre 45mila persone», dice con evidente lapsus (ma in altri video parlando con i giornalisti indica la cifra corretta: 35mila). E tutto questo, avverte ripetendo quanto dice dalla tribuna della propria pagina Facebook, mentre «mi arrivano tante segnalazioni riassumibili in una frase sola: c’è troppa gente in giro».

Ma, al tirar delle somme, a giudizio del sindaco, se c’è troppa gente fuori casa è perché c’è un esercito di persone che il decreto anti-contagio, così com’è combinato attualmente, sono autorizzate a poter uscire. Tant’è vero che si sono moltiplicati i controlli delle forze dell’ordine e della polizia municipale: «Più di diecimila – afferma – rimbalzando da una parte all’altra della città anche sulla base delle segnalazioni che arrivano dai cittadini».

E le multe? Numerose ma non tantissime, ammettono da Palazzo Civico. Colpa del fatto che alla fin fine si lascia correre? No, semmai è il decreto che non va: parola del sindaco. Ecco perché nel videomessaggio postato ieri sulla propria pagina social il sindaco Salvetti unisce la propria voce a quella di altri colleghi e altri amministratori che chiedono al premier Giuseppe Conte una sterzata in senso restrittivo: il problema non è la mancanza di controlli ma il fatto che ci sono tante di quelle scappatoie che risulta troppo facile poter uscire di casa.

È uno schieramento trasversale: racchiude esponenti dei differenti schieramenti politici, incluso ad esempio il governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana. Salvetti lo cita esplicitamente per dire che non intende prendere ad esempio i sindaci che emettono ordinanze restrittive per proprio conto (il riferimento è forse ad altri sindaci di centrosinistra della nostra stessa provincia?). «Se ogni amministratore va per conto proprio con misure sport non ne usciamo più», dice Salvetti.

Del resto, nelle centinaia e centinaia di commenti in calce al post del sindaco, si moltiplicano le richieste di una linea dura: Salvetti le interpreta facendo aumentare anche da Livorno il pressing su Palazzo Chigi.

Ma è da segnalare che in mezzo ai tanti commenti si susseguono le segnalazioni di quel che non va nella gestione dell’emergenza: più che prendersela con i troppi che affollano il lungomare per il jogging, i cittadini contestano su più episodi e da più angolazioni il fatto che non vengano fatti i tamponi anche a «chi ha febbre alta» o, in un’altra situazione, a familiari conviventi «solo perché non hanno sintomi») o anche di fronte al caso di una persona ricoverata in ospedale. —

Mauro Zucchelli



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