Il Tirreno

Livorno

Orari più corti e no ai festivi Lavoratori in agitazione

Mauro Zucchelli

Solo alcuni supermercati (Coop) hanno accettato le richieste dei sindacati Minaccia di sciopero, «altrimenti qui si premia chi pensa soltanto al profitto»

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Mauro Zucchelli / LIVORNO

Gli eroi della battaglia contro il coronavirus sono i medici, gli infermieri e gli operatori Osa-Oss nella prima linea degli ospedali ma c’è un’altra trincea che è chiamata a esercitare un ruolo vitale in questi tempi di quotidianità stravolta: sono gli addetti del commercio, soprattutto i lavoratori dei supermercati chiamati a reggere l’assalto delle famiglie a caccia di generi alimentari (con la paura di ritrovarsi a fare i conti con gli scaffali vuoti). Solo che è una trincea in cui ci si sente scalzi e nudi.

Vale la pena di leggere il post di un sindacalista della Filcams, Andrea Cirica: «Sono spesso part-time involontari che guadagnano 700 euro al mese, e oggi hanno la responsabilità delle città sulle loro spalle». Lo dice invitano a «essere tutti consapevoli che non stanno semplicemente svolgendo le loro mansioni ma stanno compiendo un atto di enorme responsabilità nei confronti della comunità».

Adesso le organizzazioni di categoria dei sindacati confederali (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) hanno chiesto a aziende e istituzioni (prefettura, sindaci e Provincia) di intervenire per ridurre l’orario di apertura al pubblico e per far chiudere i punti vendita la domenicali. Risultato: solo alcune realtà hanno accettato quest’impostazione. Come, ad esempio, la Coop che ha deciso di chiudere domani e domenica 29 tutti i propri negozi: dal quartier generale dell’azienda hanno sottolineato che si vuol contribuire, da un lato, a far diluire gli acquisti nel corso della settimana evitando la concentrazione domenicale e, dall’altro, consentire al personale una pausa dopo tutto questa tensione.

Di fronte a questa situazione i sindacati sono andati al contrattacco: a livello regionale è stato proclamato lo stato di agitazione dei punti vendita del settore commercio con «un pacchetto di 16 ore di sciopero» a disposizione delle strutture sindacali territoriali.

Il motivo? Proprio da questa situazione a macchia di leopardo c’è il rischio di una beffa a danno delle «realtà più attente alla salute dei lavoratori e a quella dei cittadini»: rischiano adesso di «subire un danno importante a vantaggio di quelle aziende che hanno invece deciso di salvaguardare il profitto». Non basta: dal caos che verosimilmente salterà fuori da un quadro così disomogeneo e incerto è probabile che si creino a cascata conseguenze negative: 1) il sovraffollamento dei punti vendita che resteranno aperti; 2) dunque, l’ulteriore esposizione dei lavoratori al rischio di contagio; 3) si potrebbe da tutto questo scatenare «una sorta di ingiustificata ed esasperata corsa all'acquisto», come ribadisce Marco Ghezzani, esponente della segreteria Filcams Cgil.

C’è bisogno, insomma, che «tutte le imprese del settore» si adeguino a questa linea e si attengano, anche «in nome del rispetto per i lavoratori», a quanto stabilito dal Protocollo per la sicurezza che è stato «siglato nei giorni scorsi tra sindacati e aziende», in accordo con il governo. Ci sono aziende che rivendicano di aver attuato le disposizioni per la prevenzione anti-contagio? In realtà, - dice Ghezzani - spesso accade che «il cliente risulti praticamente impossibilitato nel rispettarle: ne consegue che è il lavoratore a dover raccomandare al cliente il rispetto delle disposizioni previste col rischio di subire in modo diretto e ingiusto le conseguenze del nervosismo dei cittadini». La riprova si è vista con l’aggressione di un addetto vendita alla Coop del Parco Levante, ricorda l’esponente Cgil manifestando «solidarietà e vicinanza al proprio iscritto, vittima di un atto increscioso e altamente preoccupante». —

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