Gioco
Dalla cattedra al mare, una vita a insegnare: addio professor Venturi
Gianfranco si è spento a 82 anni nella sua casa di Montenero. I familiari: «Appena possibile lo ricorderemo tutti insieme» . Lascia tre figli e altrettanti nipoti e i migliaia di studenti riconoscenti
LIVORNO. Una bella festa, come quelle che organizzava per i suoi studenti di quinta alla fine di ogni anno scolastico. Tutti insieme a ridere e scherzare nella casa a Montenero che aveva costruito un pezzo alla volta, riempito di papere di ceramica sparse ovunque e dove adesso resterà per sempre, a guardare il mare che amava. Ecco quello che stanno organizzando la moglie Patrizia e i tre figli di Gianfranco Venturi (Federica, Giulia e Luigi), professore di matematica per generazioni di studenti, scomparso nei giorni scorsi a 82 anni vicino alla donna che per 42 anni gli è stata accanto.
«Ringraziamo le persone che in questo momento ci hanno fatto sentire il loro affetto – spiegano – non li abbiamo potuti abbracciare per un’esigenza più grande come quella della salute di tutti, ma speriamo di farlo presto, come avrebbe voluto Franco». Cecinese di nascita e di carattere, come ricorda il figlio minore Gigi, Venturi per oltre un trentennio si è diviso tra la cattedra del Camalandrei e poi del Vespucci, la famiglia e la barca a vela.
«Un uomo di mare – lo ricordano i familiari – studiò come fisico, era genio e sregolatezza, creativo ma anche ruvido, con il suo basset hound viveva da sempre tra Livorno e la sua barca a vela vintage. Fuori dagli schemi ma anche semplice, non si prendeva mai sul serio. Contornato da persone di ogni età, di ogni provenienza, trovava sempre il modo incondizionato di essere al centro dell’attenzione perché questo era il suo modo di dare agli altri». Un uomo, insomma, dalle mille sfaccettature e mai prevedibile. «Un padre – prosegue Gigi – sempre presente e un professore che ha fatto il bene dei suoi studenti».
Un aneddoto che tratteggia il carattere di Gianfranco lo ricorda l’amica Adriana. «Ti ho conosciuto – scrive – quando eri nel pieno del tuo vigore, frizzante, affabulatore, incantavi tutti con i tuoi racconti durante le cene tra amici a casa tua, e io li conserverò sempre gelosamente nei cassetti della mia memoria. Scherzavi su tutto, eri galante e gentile, intelligente, riuscivi a incantare tutti. Quante risate ci hai fatto fare con le tue barzellette. Non credo sia stato facile averti come padre per i tuoi tre figli, ma di certo un grande esempio. Ricordo un pomeriggio d’inverno, davanti al caminetto, in cui arrivò come una valanga la tua bellissima Giulia, quella che più ti assomiglia, e con l’entusiasmo della gioventù di una liceale ti disse: “Babbo, per favore, mi occorre un milione, perché voglio fare un corso di paracadutismo, ti prego, babbo”. E tu con una flemma incredibile, ti girasti a guardarla di sbieco e dopo qualche minuto di silenzio che mi fece pensare che avresti acconsentito, gli rispondesti così: “Giulia, amore, ma certo, sicuramente, ma scherzi davvero, ora se tu mi avessi chiesto di fare un corso di cucito, ti avrei detto di no, ma sei matta? Un corso di cucito mai, visto mai che impari qualcosa di utile, ma un bel corso di paracadutismo, certo, ci penserò”. Questo era il suo modo di fare, sempre tra il serio e il faceto». Oltre ai figli, Franco lascia anche tre nipoti: Leonardo, Lorenzo e il più piccolo, Gabriele.
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