Il Tirreno

Livorno

Coronavirus, infermiere punito dopo una passeggiata: «È ingiusto, ero appena uscito dal lavoro»

Un controllo dei carabinieri
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Un controllo dei carabinieri

Calambrone: Davide ha 29 anni lavora. Abita a Collesalvetti: «Ero a 500 metri dalla struttura e avevo l’autocertificazione»

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CALAMBRONE. «Sono uscito dal lavoro e per aver fatto una passeggiata prima di rientrare a casa mi ritrovo con una denuncia. È un’ingiustizia». Davide, 29 anni, è un infermiere di Collesalvetti che lavora in una struttura sanitaria. È una delle centinaia di persone denunciate per inosservanza all’ordine dell’autorità del nostro territorio. I carabinieri gli contestano di essersi mosso senza motivo. «Ma io ero uscito dal lavoro e prima di tornare a casa volevo camminare per qualche centinaio di metri», si sfoga l’infermiere. In possesso dell’autocertificazione , alle 11.05 di domenica 15 marzo, è stato fermato.

«Avevo deciso di andare a fare una passeggiata a 500 metri dalla comunità, prima di rientrare nella mia abitazione – spiega – Mi ero alzato alle 6 per entrare alle 7 e poi uscire alle 11. Solo per la scelta di volermi sgranchire le gambe e fare del moto a fine lavoro prima di tornare a casa, in completa solitudine, adesso mi trovo con un procedimento penale sulle spalle e con spese legali da pagare per farmi difendere da un avvocato. Credo che il carabiniere verbalizzante abbia deciso di punirmi solo perché avevo deciso di fare questa breve passeggiata così lontano dal luogo della mia residenza, ma io (cinque minuti prima) ero al lavoro in quella zona».

La denuncia è stata formalizzata. «Vorrei che l’opinione pubblica venisse a conoscenza dell’accaduto perché mi sembra che la scelta di punirmi sia una grande ingiustizia – aggiunge – In tutta Italia gli infermieri vengono lodati e compatiti perché sfiniti dal lavoro si addormentano di fronte ai computer. Io per una passeggiata in solitudine vicino al luogo di lavoro, dopo il turno, sono diventato l’infermiere da punire». Lo sfogo del 29enne aumenta quando pensa alla violazione contestata rispetto a quello che è il suo impegno quotidiano: «Di solito lavoro circa 12 ore al giorno perché svolgo servizio come infermiere sia una struttura sanitaria sia in una casa di riposo. E adesso mi devo pure difendere per aver lasciato l’auto volutamente a 500 metri dalla sede per fare un po’ di moto, da solo, visto che le palestre sono chiuse».

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