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Coronavirus, a Livorno i volontari sono al limite: «Siamo senza protezioni»
Il governatore della Misericordia di Antignano: «Non ci danno nemmeno i guanti». Poi fa un’analisi sugli interventi. Ciascuno è rimborsato 17 euro, ma ne costa 38
LIVORNO. I turni sono massacranti. Le protezioni, come mascherine e guanti, sempre più scarse. Mentre le chiamate per i sospetti casi di coronavirus – chiunque lo è se ha un po’ di febbre e tosse – si stanno moltiplicando. I volontari livornesi sono al limite. Nonostante da alcuni giorni le “Charlie Victor” – i mezzi di emergenza impiegati esclusivamente su questo tipo di interventi – siano triplicate, passando da una per provincia a tre di cui due solo a Livorno, i soccorritori non ce la fanno più. Al punto che si può attendere anche qualche ora prima di visitare i pazienti.
Ma i problemi non finiscono qui. Perché riguardano in primis la sicurezza. Secondo le linee guida diramate dall’Asl, le nuove ambulanze speciali, tutte quelle attivate dopo il primo marzo, teoricamente potrebbero anche non essere equipaggiate dei dispositivi di protezione personale come mascherine e tute. Lo prevede un aggiornamento alle linee guida per le centrali del 118 diramato ieri a livello regionale, di cui Il Tirreno è entrato in possesso. In pratica, secondo l’Asl, possono partire anche senza. Con tutto ciò che ne può conseguire. E le associazioni, leggendo quelle parole, si sono preoccupate ancor di più.
«Innanzitutto – commenta Stefano Del Vivo, il governatore della Misericordia di Antignano – voglio ringraziare tutti i volontari e il direttore Fabio Cecconi che li coordina, visto che come tutti i colleghi della città sacrificano il loro tempo libero e gli affetti per dare una mano alle persone bisognose. Il problema è che lo Stato non ci protegge: da gennaio non abbiamo neanche i guanti monouso, ce n’è arrivate ieri (martedì per chi legge ndr) una confezione per miracolo. Avanzano solo le taglie S, che si strappano appena indossate. Ma è il modo di intervenire sui casi di coronavirus, questo? Io ho il dovere morale e giuridico di far intervenire i miei ragazzi in sicurezza...».
Un problema sottolineato anche dai volontari di altre associazioni, che chiedendo l’anonimato si reputano «carne da macello», spesso «mandati al massacro». «Dovremmo ma fermarci tutti», azzarda un altro soccorritore. «Non ci danno le mascherine – prosegue un altro di loro – e mi hanno detto che per essere in completa sicurezza dovrei indossare la Ffp3 con sopra quella chirurgia, almeno si sporca solo quest’ultima».
Con l’impennata di intervento per il coronavirus (sono decine ogni giorno ndr) si sta riempiendo anche il nuovo pronto soccorso ricavato al decimo padiglione, dove a un certo punto martedì c’erano cinque ambulanze in coda. Tantissime. «Ormai, da anni, lo Stato si approfitta e dà per scontato la benevolenza delle associazioni di soccorso – continua Del Vivo – e questo non va bene, visto che noi siamo parte integrante del servizio sanitario senza avere voce in capitolo. Ma la verità è che se ci fermassimo noi, qui salta tutto. Per altro ogni intervento ci costa 38 euro, ma ce lo rimborsano 17».
La Misericordia di Antignano ha appena effettuato un ordine di teli monouso, grazie alla generosità delle donazioni. Ma non basta. Anche i confratelli di Montenero, attivandosi prima dell’emergenza italiana, a proprie spese erano riusciti ad accaparrarsi qualche mascherina. Ovviamente pagandola di tasca propria. «Noi dalla centrale del 118 ci passiamo più volte al giorno – conclude, chiedendo l’anonimato, un altro soccorritore – ma anche da loro i dispositivi di protezione sono contati. Come facciamo? Qui è l’unica speranza è che il picco sia vicino e che la situazione non peggiori, sennò affondiamo definitivamente».
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