Il Tirreno

Livorno

grazie alle guardie mediche 

Sessanta giovani medici in servizio per visitare a casa i pazienti positivi

Lucia Aterini
Sessanta giovani medici in servizio per visitare a casa i pazienti positivi

Ecco il piano del sindacato Fimmg con le unità speciali è stato presentato ieri mattina all’Asl

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

Unità speciali composte da giovani medici con il compito di gestire il territorio, in caso di pazienti positivi lievi e che non necessitano di ricovero ospedaliero. È questa la carta che, di fronte a una situazione di emergenza, hanno calato i medici di famiglia presentando ieri mattina questa proposta all’Asl Nord Ovest. L’idea si basa sull’attivazione di queste unità nelle guardie mediche, nei luoghi di quella che viene definita “continuità assistenziale”. Un supporto importante, a detta dei medici di famiglia, per la gestione delle persone che non sono ricoverate in ospedale in un momento in cui i medici di famiglia non riescono a sopperire a tutte le necessità e le criticità che si stanno registrando anche nel nostro territorio.

Un piano che, se approvato, prevede l’impiego di sessanta medici in tutto il territorio della nostra azienda sanitaria. «Oggi (ieri ndr) – spiega il dottor Pasquale Cognetta, segretario della Fimmg di Livorno (Federazione italiana medici di famiglia) – abbiamo presentato una bozza di accordo per le unità speciali di continuità assistenziale come, tra l’altro, previsto dal decreto firmato dal presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte il 9 marzo scorso».

Ecco nel dettaglio di cosa si tratterebbe: i medici, nel piano presentato, sarebbero in servizio dalle 8 alle 20, tutti i giorni e su base volontaria. Dovrebbero essere dotati dei dispositivi di protezione (mascherine con valvole, guanti monouso, gel per l’igiene, tute con cappuccio, occhiali). Servirebbero per seguire i casi sospetti con sintomi respiratori e febbre che si protrae da quattro giorni oppure in caso di pazienti positivi che non necessitano di ricovero in ospedale. Oppure infine anche per pazienti positivi con sintomi respiratori lievi, tosse leggera e con età superiore a settanta anni.

La sede di riferimento sarebbe nelle guardie mediche e i medici dovrebbero avere un’auto attrezzata con diagnostica e farmaci per le urgenze. Dalle sedi di continuità assistenziale si sposterebbero per i loro interventi. Secondo la proposta presentata, i casi lievi (con tosse, febbre sotto 37, 5) sarebbero gestiti telefonicamente mentre nei casi con febbre più alta, o comunque con maggior gravità, è previsto l’intervento a casa. Nel caso, invece, di pazienti positivi asintomatici non è previsto l’intervento della task force ma la sorveglianza sanitaria e il contatto telefonico con il medico di famiglia. I medici individuati per questa task force sono in linea di massima quelli che stanno facendo i corsi di specializzazione o quelli impegnati nelle guardie mediche. «L’attività sarebbe pagata – va ancora avanti Cognetta – quaranta euro all’ora e ci dovrebbe essere una unità ogni 50mila abitanti». Vale a dire nel territorio dell’azienda sanitaria servirebbero sessanta nuovi medici per 19 unità speciali. Da aggiungere che sempre secondo il piano, in ogni caso, nelle sedi della continuità assistenziale non è previsto l’accesso al pubblico. –



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web