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Rimasti senza protezione anche i malati di tumore
Per il Ministero della Salute i pazienti oncologici sono particolarmente a rischio ma a Radioterapia né loro né gli operatori hanno i dispositivi
LIVORNO
Ieri mattina, ad una certa ora, le sedute di radioterapia si sono fermate. Il personale del bunker infatti ha deciso di stoppare l’attività poiché mancavano le mascherine per i lavoratori e per i pazienti.
Poco dopo i dispositivi sono arrivati e l’attività è ripartita. Ma l’episodio racconta quanto alta sia la tensione dentro l’ospedale, anche in quei reparti meno coinvolti direttamente dal Covid 19.
Nel bunker le mascherine non sono arrivate, o ne sono arrivate pochissime. La direzione ospedaliera ha infatti, giustamente, dato priorità ai reparti considerati a maggior rischio, Pronto soccorso, Malattie infettive, Terapia intensiva, Radiologia del pronto soccorso e blocco operatorio, ma non è in grado di rifornire adeguatamente gli altri.
Eppure le raccomandazioni del ministero della Saluteper la gestione dei pazienti oncologici e onco-ematologici, durante l’emergenza da Covid-19, dicono chiaramente che «i pazienti affetti da patologie oncologiche o onco-ematologiche sono particolarmente a rischio, sia per quanto riguarda la morbilità che la letalità correlate ad infezioni da virus respiratori, quali l’influenza (per la quale il rischio di ospedalizzazione dei pazienti oncologici è risultato superiore di circa 4 volte rispetto a soggetti di età comparabile) e il Sars-CoV-2. Per quanto riguarda quest’ultimo, infatti, sebbene i dati al momento siano estremamente limitati, sembra che i pazienti con patologie oncologiche o onco-ematologiche siano da un lato esposti a maggior rischio di contrarre l’infezione, e dall’altro ad andare incontro a un andamento più severo».
Lo stesso documento - redatto il 10 marzo - raccomanda per i pazienti oncologici di «indossare la mascherina fuori dal domicilio, in particolare quando si rendano necessarie visite in ospedale per visite, esami o trattamenti». E dà disposizione a «tutto il personale sanitario di indossare gli appositi dispositivi di protezione individuale». Che però - a Livorno, come in tutta Italia - scarseggiano.
Il problema, insomma, riguarda in primis le decine di pazienti che quotidianamente varcano la soglia del bunker, ma coinvolge anche gli operatori che con loro sono a strettissimo contatto: basta che uno sia positivo per rischiare un effetto domino pericoloso. —
G.C.
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