Il Tirreno

Livorno

Coronavirus, i commercianti aperti nonostante tutto: «Noi ci siamo per gli altri»

Coronavirus, i commercianti aperti nonostante tutto: «Noi ci siamo per gli altri»

Un viaggio tra i timori e le convinzioni del piccolo esercito di commercianti che garantiscono i generi prioritari, dai prodotti alimentari ai medicinali

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LIVORNO. Nel vuoto e nel silenzio della città c’è chi continua a lavorare a contatto con il pubblico: sono i negozi di alimentari, le farmacie, i tabaccai, le edicole, i negozi di telefonia, chi vende prodotti per animali. Sono un piccolo esercito di commercianti e di attività di vario tipo che garantiscono servizi e genere prioritari, che continuano a vendere beni di cui non possiamo fare a meno, anche in questa situazione di pandemia. Commercianti che sono dietro il bancone muniti dei necessari dispositivi che si sono comprati autonomamente, che devono stare attenti anche al numero delle persone che entrano dentro la loro attività. Che riescono a lavorare un po’ di più la mattina, ma molto meno la sera. E che si preoccupano per il possibile contagio e per quello che potrà succedere nelle prossime settimane in relazioni alle conseguenti ricadute economiche.In questi giorni saranno varate le misure di sostegno alle imprese dal governo: i piccoli imprenditori ci sperano perché non sono abituati ad avere sostegni. E le loro condizioni erano già "al limite" prima dell’arrivo del coronavirus.Ma nonostante tutto da loro arriva lo stesso messaggio: «Noi ci siamo, rimaniamo aperti per fornire un servizio agli altri».

Nel negozio di formaggi: «Buttiamo il cuore oltre l’ostacolo»
«Mi stupisce vedere code interminabili davanti ai supermercati, quando c’è la possibilità di fare piccole scorte di qualità anche nei negozi di quartiere. Un controsenso che fatico a capire». Alessandro Bacci, è il titolare di Bacci formaggi, noto esercizio di piazza Cavallotti. «Pomeriggi deserti, mattinate un po’ meglio, con la gente in giro per fare approvvigionamenti. Fortunatamente c’è un perfetto inquadramento. Noi ci siamo organizzati; la paura c’è, ma dobbiamo andare avanti». «Serve buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ci sono tante preoccupazioni per chi ha dovuto chiudere: pagare l’affitto, riscuoterlo, condizioni non banali in tempi di ’corona’». «La cura migliore - spiega l’esercente - è stare a casa, ma dobbiamo augurarci che non duri molto, sarebbe un vero disastro. Dopo dieci anni di crisi nera, il virus, proprio non ci voleva. Adesso chi chiude rischia di non aprire più. E chi sta aperto, rischia la salute». Alessandro è presidente del consorzio "Le botteghe". «Ne fanno parte anche i ’non alimentari’, specie i bar che ora hanno le serrande abbassate. C’è parecchia ansia. Mi chiedono di fare qualcosa: quando questo blocco terminerà, cercheremo, attraverso le associazioni di categoria di dare una mano a tutti. Ma ho l’impressione che i tempi saranno lunghi». Bacci ha messo in piedi anche una preziosa azione di consegna a domicilio. «Un servizio fondamentale per la comunità - conclude- che facciamo volentieri e senza sovrapprezzi»

Farmacia in prima linea: «Dietro il plexiglas ma sempre col sorriso»
In questi giorni, è facile capire anche da molto lontano, se in zona ci sono supermercati o farmacie. Perché all’esterno di questi esercizi commerciali si formano code lunghissime e ordinate. Del resto del cibo e dei medicinali , nessuno può farne a meno. E, in tema di sicurezza, è altrettanto semplice intuire come le farmacie, siano obbligate a prendere qualche precauzione in più.«Ci stiamo attrezzando, per avere la sicurezza maggiore possibile - spiega il dottor Alessio Palamini, della farmacia Acquaviva -. L’ultima mossa, un allestimento di plexiglas verticale sul bancone, che funge da schermo protettivo, ed ha il potere di proteggerci da eventuali, e potenziali, problemi». Grande attenzione viene rivolta anche all’affluenza all’interno dei locali. «Facciamo entrare tre persone per volta, visto che ci sono tre postazioni di lavoro. E ci impegnano affinché i clienti possano mantenere le giuste distanze tra loro». Insomma condizioni obbligatorie, impegnative, che, tuttavia, non hanno la forza di incrinare i sorrisi. «Il nostro atteggiamento - prosegue Palamini - rimane positivo; cerchiamo di non farci influenzare, coscienti che la priorità è essere prudenti nelle mansioni che svolgiamo».«Arrivano sopratutto pazienti con patologie croniche, che hanno bisogno di farmaci per continuare il loro percorso terapeutico, e spesso anche chi chiede integratori. Non ci sono ansie particolari tra la gente. Certo, c’è un po’ di apprensione , mitigata però da pensieri positivi, e da ottimismo per il futuro»

La storica tabaccheria: «Noi diamo un servizio ma siamo preoccupati»
Tra gli esercizi che rimangono aperti, nonostante tutto, ci sono le tabaccherie. Una di queste, storica, è situata in via del Giglio, a due passi da piazza Cavallotti, ed è gestita da un preoccupato Massimo Dezi. «Una situazione generale critica - afferma-. Noi siamo operativi, e questo va anche bene. Ma di gente in giro ce n’è poca. Qualcosa di più in mattinata, anche grazie al fatto che abbiamo il mercato aperto dirimpettaio. Ma ci chiedono di dare il servizio al pubblico, e non vogliamo esimerci dal farlo».Una clientela in cerca sopratutto di alternative . «Oltre alle sigarette e ai gratta e vinci, le persone arrivano per pagare bollette e bollettini; visto che di questi tempi alle poste c’è una gran fila, che rende complicatissime le cose più semplici». Dezi, come gli altri, evidenzia il livello di responsabilità messo in atto dai livornesi. «Abbiamo piazzato il cartello di fuori, che chiede gentilmente di rispettare le regole del decreto ministeriale; di mattina inoltre siamo in due al lavoro, io e mia moglie, e questo ci consente di gestire al meglio. Comunque devo dire che la gente è molto ordinata; entrano uno per volta, si stanno abituando alle nuove condizioni forzate. Sono loro i primi ad essere timorosi e quindi si muovono con molta attenzione». Senso del dovere, ma anche qualche lecita preoccupazione. «Un po’ di paura, logicamente, c’è anche da parte nostra; sarei un bugiardo a dire di no. Facciamoperò attenzione e prendiamo le necessarie precauzioni»

Nel centro di telefonia: «I clienti non mancano durante la mattina»
Dietro il bancone del suo negozio, in via Ricasoli, un centro di telefonia Tim nel cuore della città, Michele Bergo continua a svolgere regolarmente il suo lavoro. Sereno e determinato, il giovane, si dice sorpreso del numero di persone che ancora sono in zona , nonostante i divieti. «Una situazione strana, quella che stiamo vivendo - afferma-. Comprensibile, da certi punti di vista. Tuttavia, la cosa che colpisce è come al mattino, ci sia molta più gente in giro di quanto sarebbe lecito aspettarsi». Un comportamento, difficile da spiegare. «Probabilmente si va oltre quelle che possono essere le reali necessità; gli anziani sembrano essere quelle che maggiormente ignorano le direttive». Chi giunge in negozio, dimostra invece di aver ben chiaro come muoversi, rispettando se stesso e coloro che gli stanno vicini. «Entra solo chi ha bisogno ; e si comporta in modo spontaneo. Rigorosamente uno alla volta; questa emergenza sta spingendo la gente verso un cambio in positivo».E quando qualcuno non si attiene alle regole, sono gli altri a richiamarlo all’ordine. «Sono loro stessi a vigilare sul regolare flusso interno all’esercizio. In questo modo mi sollevano da un extra, potenzialmente pesante». L’occhio cade sulla mascherina che Bergo indossa. Sulla quale è disegnato un simpatico sorriso, col pennarello blu. «Un’idea che mi è venuta spontanea. Regalare un piccolo segno di allegria, in un frangente tanto cupo non è mai cosa sbagliata»

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di Redazione web