Stop traghetti per la Sardegna (ma non le merci e da domani)
Giornata da batticuore sulle banchine: dopo la mediazione prefetto-Capitaneria via anche alle partenze di ieri sera con l’autocertificazione dei passeggeri
LIVORNO. Il decreto del ministero delle infrastrutture ha stabilito che viene bloccato il flusso in entrata e in uscita dalla Sardegna con i traghetti passeggeri. Non risulta però che nella giornata di ieri sia saltate le partenze: anche in serata dal quartier generale della Capitaneria è stato confermato il via del Cruise Bonaria (flotta Grimaldi) la cui partenza dalla radice della sponda ovest della Darsena Toscana era in agenda alle ore 21,30 e, poco più tardi, quello del Moby Aki (gruppo Onorato) alle 22 dalla Calata Punto Franco a ridosso dell’ex silos.
E’ stato un fitto incrocio di telefonate e contatti con la prefettura – sottolineano fonti della Direzione marittima – a gestire senza brusche conseguenze per i passeggeri, «circa duecento persone suddivise fra le due navi», come muoversi nel giorno in cui è stato emanato il decreto mentre erano praticamente già imbarcati o comunque in viaggio per salire a bordo. La mediazione ha portato alla firma di una autocertificazione per ciascun passeggero per attestare che rientra nelle categorie che possono viaggiare e arrivare sull’isola: le compagnie di navigazione hanno collaborato, secondo quanto viene riferito.
Va detto che è uno stop che riguarda solo il settore passeggeri: le merci possono continuare ad andare e venire dalla Sardegna.
Il provvedimento arriva dopo che la Regione Sardegna aveva lanciato l’pallarme contro i “corona-turisti”: uno stop totale l traffico passeggeri su porti e aeroporti dell'isola per proteggere quanto possibile dal rischio contagio del Codiv-19 l’isola: ok le merci, per le persone serve una autorizzazione del presidente della Regione Sardegna e solo per «dimostrate e improrogabili esigenze».
Mica un aspetto da poco: basti dire che più della metà dei traghetti arrivati nel porto di Livorno nel corso dei dodici mesi del 2018 proveniva dalla Sardegna (il 40% da Olbia e il 17% da Golfo Aranci). Mettendo però nel conto soprattutto i traghetti merci.
Ma per tutta la giornata sulle banchine sono rimbalzati timori, annunci, false notizie di uno stop totale: insomma, un ping pong che ha creato preoccupazione in un clima già non dei più semplici. Anche perché a livello nazionale l’autotrasporto ha i nervi a fior di pelle: le imprese, perché devono fare i conti con una lunga fila di intoppi e guai, non ultima la lunghissima fila di decine di chilometri al Brennero; i lavoratori, perché temono di ritrovarsi a mani nude a fronteggiare il rischio di contagio.
Nel frattempo, il mugugno dei lavoratori per le condizioni in cui sono costretti a operare è sfociato in un documento che il sindacato extraconfederale Usb ha inviato all’Authority per denunciare il mancato rispetto delle misure anti-contagio fino a mettere nero su bianco la richiesta di uno stop alle attività fin quando aziende e Authority non avessero modificato le condizioni concrete in cui si presta il lavoro. Il blocco poi non è stato attuato, ma restano nel mirino tutta una serie di situazioni: a cominciare dalla mancata sanificazione degli ambienti di lavoro e dei mezzi.
Il problema più spinoso riguarda il traffico di auto nuove: ciascuna viene guidata da un addetto fino al luogo di stoccaggio, poi un pullmino li riporta alla nave. Ma finora si viaggiava a gruppi di nove, ovviamente l’uno accanto all’altro. Risulta che si sia pensato di ridurre il numero di passeggeri per ogni viaggio di ritorno, secondo l’invito dell’Authority. A quanto è dato sapere, la cosa si concretizzerà nelle prossime ore in linee-guida più perentorie.
Mentre nelle altre realtà sono le fabbriche il luogo dove più forte si sente la protesta operaia per i timori di contagio (a causa del mancato rispetto del distanziamento fra le persone e fra le postazioni di lavoro), a maggior ragione la cosa sta prendendo piede in porto. Da un lato, imprese e lavoratori vedono sì i rischi del coronavirus ma anche gli effetti che quest’uragano sta causando agli interscambi mondiali (e dunque ai carichi di lavoro). Dall’altro, siamo in un ambiente che ha una certa qual difficoltà a esser standardizzato nelle procedure per via della complessità delle differenti operazioni di sbarco e imbarco o di trattamento delle merci. —
Mauro Zucchelli
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