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Il postino suona, ma è senza raccomandata: "Venga in ufficio". Scatta la denuncia
Livorno, l’avvocata Silvia Miccoli racconta quanto accaduto nei giorni scorsi a suo marito: «Il postino ha suonato dicendogli: “Non ce l’ho dietro, venga a ritirarla in ufficio”»
LIVORNO. All’ora di pranzo, con la mascherina in faccia e i guanti sulle mani, ha suonato al citofono dicendo di dover consegnare due raccomandate: «Guardate, per motivi di sicurezza non posso entrare nel portone, firmo io stesso la ricevuta e lascio tutti nella cassetta». Peccato che una delle due lettere, in realtà, non l’avesse neanche portata dietro: «No, deve venire a prenderla in ufficio, non ce l’ho. Tenga l’avviso».
È una consegna postale andata in porto a metà quella avvenuta giovedì 12 marzo in un’abitazione di via Mangini e che porterà – a dirlo è la stessa cittadina, l’avvocata Silvia Miccoli – a una denuncia in procura, già formalizzata via posta elettronica certificata, visto il divieto di uscire di casa imposto dal decreto del Consiglio dei ministri per via dell’emergenza coronavirus.
«Alle 13.20 – ricostruisce la professionista in una lettera inviata al Tirreno – il postino ha suonato il campanello di casa mia, in via Antonio Mangini, ed era giustamente corredato di mascherina e guanti protettivi. Ha spiegato di dover lasciare due raccomandate, ma che per motivi di sicurezza non sarebbe entrato nel portone. Avrebbe invece firmato lui la documentazione e lasciato quanto sopra in cassetta. La prima raccomandata, un atto privato destinato a me, è stato debitamente lasciato lì. Della seconda raccomandata – alcuni atti giudiziari destinati a mio marito, anch’egli presente in casa, nonché la persona che aveva risposto al citofono – viene messo in cassetta un avviso di giacenza». L’uomo, allora, è uscito in strada per «chiedere al postino di consegnargli la raccomandata, dal momento che si trovava in casa. A tale richiesta il postino ha risposto che la busta non la portava con sé, ma che se la sarebbe dovuta andare a prendere alle Poste».
«Sappiamo purtroppo benissimo tutti che ormai la ricezione delle raccomandate funziona così – spiega l’avvocata Miccoli – il postino non si accerta nemmeno se ci sia qualcuno in casa e lascia l’avviso, creando un disagio non indifferente per l’utenza. In questo particolare momento di emergenza sanitaria quello che però normalmente è un disagio, diviene una fonte di pericolo immane perché impone al cittadino di recarsi in un ufficio postale, contravvenendo a tutte le disposizioni emanate da Governo e ministero della Salute. Ma vi è di più – conclude la professionista – personalmente ritengo che sia stato commesso un reato da parte del lavoratore, ma soprattutto dalle Poste che hanno adottato una procedura prevista per i casi di assenza sul luogo di consegna, quando invece i destinatari, in ordine a quanto disposto dal premier Giuseppe Conte, si trovavano nelle loro abitazioni».
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