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Coronavirus, il Nursind contro l'Asl: "I dispositivi di protezione sono inappropriati"
Livorno, in una nota il sindacato degli infermieri espone le sue paure: "Dobbiamo e vogliamo lavorare in modo più sicuro"
LIVORNO. "Rinnoviamo con forza e vigore e condividiamo l'invito alla popolazione a rispettare le disposizioni governative di rimanere a casa, salvo emergenze vere e proprie (lavoro, spesa o generi alimentari ad esempio). Accettiamo, momentaneamente, anche se con mille remore e certamente non a cuor leggero, le disposizioni di legge più specifiche per il personale sanitario, come la sospensione della quarantena per coloro che sono stati a contatto con persone positive e la sospensione dell'esecuzione del tampone per l’accertamento alla patologia infettiva da coronavirus, anche se siamo consapevoli che tali disposizioni porteranno inevitabilmente ad ammalarci, dato che siamo i più esposti alle persone infette. Naturalmente, ancor più grave, temiamo che proprio gli operatori sanitari, infermieri, medici, ostetriche ed oss potranno essere i così detti “untori”, cioè coloro che potranno più facilmente trasmettere l’infezione a tutti con cui sono stati in contatto, prima che tali operatori diventino positivi al tampone, che, purtroppo, verrà fatto loro solo nella fase di sintomatologia eclatante e solamente allora sarà concesso loro di lasciare la sede di lavoro dopo aver probabilmente contagiato tutti i pazienti, utenti con cui sono venuti a contatto, senza parlare dei loro familiari, anch’essi non immuni da coronavirus".
Inizia così la lunga lettera del coordinamento Nursind dell'Asl Toscana nord ovest sull'emergenza coronavirus. Il sindacato delle professionisti infermieristiche speiga che "nessuno si tira indietro in questa emergenza sanitaria, accettando turni massacranti e situazioni imprevedibili e in continuo mutamento. Abbiamo accettato qualsiasi norma di legge e sacrificio che questa emergenza sanitaria e sociale impongano, lavorando incessantemente per 10-12 ore al giorno. Noi infermieri stiamo vivendo momenti lavorativi drammatici e alla politica e ai social fa comodo e piace l'appellativo di “martiri e eroi”, ma le istituzioni, l’azienda non si possono lavare così la coscienza. Devono fornirci di strutture, mezzi adeguati e soprattutto ci devono tutelare, proteggere affinché il nostro operato possa continuare per tutta la durata di questa emergenza in atto. Noi siamo operatori sanitari, professionisti in Sanità' e non vittime da sacrificare e certamente, non siamo immuni dal covid-19, che sta avanzando inesorabilmente: i casi delle persone positive stanno aumentando, tanto da far prendere provvedimenti urgenti aziendali, come ampliare i posti letto nelle Terapie intensiva, nelle malattie infettive e disporre riorganizzazioni urgenti anche a livello territoriale".
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