Gioco
Si è spento a 87 anni Pierre Hamon: pittore velista amico di Picasso
Ha partecipato a regate di alto livello, inclusi i campionati del mondo. È stato per anni presidente dello Yacht Club
LIVORNO. Era nato a Bruxelles 87 anni fa, praticamente negli stessi giorni in cui Hitler si vedeva affidare il potere il Germania. Apparteneva a una famiglia di imprenditori, portava un cognome che ha fatto la storia dell’industria europea con le torri di raffreddamento presenti in vari grandi complessi produttivi, Solvay compresa: Pierre Hamon se n’è andato nella “sua” Livorno, dove si era fermato dopo aver girato il mondo. «A noi amici ripeteva che qui aveva trovato il cielo più bello con la luce più straordinaria», ricorda con affetto Gian Luca Conti, presidente di quello Yacht Club del quale Hamon era stato al timone agli inizi del primo decennio di questo secolo. Non è dunque per caso che a Livorno avesse scelto di vivere sul lungomare con una spettacolare vista fra l’orizzonte del mare e l’immensità del cielo. . Non era solo per quello, come confidava lui stesso raccontandosi in una “bio” su una web gallery di artisti: Era lui stesso a raccontarsi in una “bio” su una web gallery di artisti: «Dal 1965 al 1970 vengo spesso in Toscana alla ricerca del Rinascimento, tanto ero innamorato di Piero della Francesca. Ed in Toscana mi fermo dopo aver incontrato Serena, che mi sopporta ancora».
Con la moglie Serena Papetti andava spesso a pranzo nella sede dello Yacht Club al Molo Mediceo: «Avevano una gran signorilità nell’accogliere chiunque al loro tavolo, – dice Conti – ma, del resto, era un gran piacere andare in barca con lui: aveva continuato a farlo fino all’ultimo, anche facendosi sorreggere». La passione per la vela e per il mare non era un dettaglio nella vita di Hamon: chissà se avrebbe preferito esser ricordato per le sue qualità artistiche o per i successi velistici.
«Aveva vissuto a lungo a Parigi e aveva conosciuto Picasso andando a imparare alla sua scuola», racconta Conti: «Era una miniera di aneddoti e storie: raccontava di aver scoperto che Picasso aggiungeva alla firma dei suoi assegni un disegnino così che l’interlocutore lo metteva in cassaforte come opera d’arte e evitava di incassarlo». Ma Hamon diceva anche – continua il racconto di Conti – che Picasso gli aveva insegnato che bisogna imparare l’arte dai bambini. Le pareti dello Yacht club sono una galleria d’arte delle sue opere.
Era entrato nel ‘51 alla sezione d’ingegneria all'Università Libera di Bruxelles, sezione Ingegneria: restandoci fino al ‘55 ma «senza presentare la tesi, con grande disappunto della famiglia», come diceva Pierre Hamon presentando la propria storia di artista. I libri di ingegneria restano a Bruxelles, lui se ne va a Parigi «con mio fratello ed un amico, André Ducan, che tornerà all'Università di Bruxelles e diventerà rettore della sezione matematica». Cambia qualcosa anche in famiglia: il padre – è ancora Hamon che si raccontava – capisce quanto sia forte passione per l’arte e, prima prova a spingerlo verso architettura, poi accetta che vada a studiare pittura a “l’Ecole des Beaux Arts”.
«Segue un periodo ricco d'incontri, come quello con lo scultore Cesar che lascia la scuola in quel periodo, – parole ancora di Pierre Hamon che presenta sé stesso – o il pittore Lindstrom che compra con me i colori in confezioni di 5 chili nello stesso negozio dell'avenue du Maine, o ancora il critico Restany». E’ a quel punto che Hamon entra nell’atelier di Jean Souverbie, membro dell'Accademia Francese, «pittore cubista della prima ora e amico di Picasso e Braque ai quali ogni tanto portava alcuni allievi». Ne diventerà anche assistente prima di ottenere il diploma d'arte monumentale nel 1960.
Allo Yacht Club ricordano gli anni in cui Hamon era presidente: aveva fatto un balzo in avanti l’attività della scuola di vela e si erano sviluppati i rapporti con l’associazione dei ragazzi down. «Pierre era un regatante ma prima ancora era un marinaio: nel senso che la passione era in primo luogo il mare, anche se va detto che ha regatato ad alto livello fino a fare i campionati del mondo cogliendo pure risultati di prestigio»: così lo ricorda Nanni Lombardi, che son il Mefistofele è stato il suo avversario di sempre («lo siamo stati per quarant’anni»). «Amava cambiare barca ma sempre mantenendo lo stesso nome e anche gran parte dell’equipaggio gli è stato molto legato. Mi è capitato di essere a bordo con lui: non aveva bisogno di urlare, aveva un carisma unico. Non si è mai ritirato da una regata. Anzi, una volta sì: ma solo perché lui si sentiva male e l’equipaggio si “ammutinò” perché lui avrebbe voluto continuare».
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