Il Tirreno

Livorno

«Ringrazio chi lavora per salvare mio marito Io e mia figlia sempre a misurarci la febbre»

Gianni Tacchi
«Ringrazio chi lavora per salvare mio marito Io e mia figlia sempre a misurarci la febbre»

Parla la moglie del paziente numero 1 Il 55enne migliora dopo 11 giorni di terapia 

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L’intervista

Gianni Tacchi

Una speranza in questi giorni di paura e ansia, di quarantena e strade deserte, di casi che aumentano continuamente. Le condizioni del paziente 1 di Livorno, il 55enne contagiato dal Coronavirus in seguito a un viaggio a Bologna per un torneo di boccette, stanno migliorando. «C’è stato un lieve miglioramento», confermano dall’ospedale nel primo pomeriggio di ieri. L’uomo - arrivato al pronto soccorso dodici giorni fa, lunedì 2, in condizioni molto gravi - resta comunque ricoverato nel reparto di Terapia intensiva del nostro ospedale: è sempre sedato e non è ancora fuori pericolo, ma il «lieve miglioramento» delle ultime ore ha dato nuove speranze alla famiglia, dopo diversi giorni in cui le condizioni del 55enne venivano definite «critiche ma stabili».

La quarantena. Intanto la moglie e la figlia adolescente del 55enne livornese sono ancora in isolamento nella loro abitazione: la quarantena in seguito al contagio dell’uomo termina fra quattro giorni, martedì 17, ma anche successivamente dovranno restare a casa come tutta Italia, uscendo solo per esigenze di lavoro o motivi di salute. Per il momento le condizioni di entrambe sono buone: non hanno mai avuto sintomi e stanno bene, ma sono in costante contatto con il personale dell’ospedale sia per avere aggiornamenti dal reparto di Terapia intensiva sia per comunicare la loro temperatura corporea, come da protocollo per questi casi.

«Ringrazio i medici, gli infermieri, il pronto soccorso, la Terapia intensiva - dice la moglie dall’isolamento - all’ospedale c’è chi sta facendo di tutto per salvare la vita a mio marito, io non posso far altro che ringraziare tutti. Per miracolo io e mia figlia non abbiamo sintomi, stiamo bene, ma dobbiamo aspettare qualche altro giorno per la certezza di non essere state contagiate. Tutti i giorni ci misuriamo la febbre, chiamiamo l’ospedale, viviamo con la paura per lui, per noi, per la nostra famiglia. Io sono devastata moralmente: è come avere una spada di Damocle sulla testa, un colpo di tosse è un incubo».

L’appello. Quello del giocatore di boccette è stato il primo caso di Coronavirus a Livorno, ancora oggi - nonostante il «lieve miglioramento» delle ultime ore - il più grave registrato in città. Dal giorno del ricovero sono passate quasi due settimane, durante le quali l’emergenza è aumentata ora dopo ora e la situazione è cambiata radicalmente, tanto che il 55enne livornese non è più l’unico ricoverato a Livorno dopo essere stato contagiato dal Coronavirus. Nel frattempo la moglie, a casa insieme alla figlia, ma col marito in gravi condizioni all’ospedale, trova comunque la forza per lanciare un appello alla città: «Tutti devono restare a casa. Mi rivolgo soprattutto ai più giovani, ragazzi che hanno l'età di mia figlia: non uscite, state a casa, in questo momento ci sono altre priorità. Nessuno deve passare quello che sto passando io in queste settimane. Questo virus è una cosa seria, non colpisce solo le persone deboli come si pensava inizialmente: anche diversi atleti sono stati contagiati. Solo ora ci stiamo rendendo conto di questa disgrazia». —

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