Gioco
Livorno non dimentichi Renato Spagnoli Un anno fa la sua morte
Ex operaio e scaricatore, folgorato dall’arte alla Biennale La sua città l’ha riscoperto con la “A” all’Attias e l’opera in piazza Grande
livorno. Chissà cosa avrebbe detto della “sua” Livorno che finalmente aveva riscoperto Modì? Non lo sapremo mai perché Renato Spagnoli, uno degli ultimi grandi artisti livornesi (ma non rinchiuso nel provincialismo), se n’è andato per sempre un anno fa: nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus quanto ci sarebbe servita la sua intelligenza per salvarci dal “contagio” delle cose brutte. La sua intelligenza e la sua ironia: basti ricordare che alla presentazione dell’ultima mostra aveva preso il cappello e l’aveva appeso a una delle sue sculture: senza tirarsela da perfomer, semplicemente per smitizzare forse anche la sacralità dell’arte.
Nell’intervista al Tirreno per celebrare i suoi 90 anni, aveva quasi rivendicato «la terza media fatta nel ’43, sotto i bombardamenti» e le radici operaie (in ferrovia e come scaricatore). Ma anche dell’impatto che aveva avuto la scoperta della Biennale di Venezia nel ’60: fra pop art e l’astratto ma come un colpo di fulmine rispetto a quel che aveva visto nel mondo artistico locale («avevo visto solo le barchette che facevamo qui, mi portarono alla Biennale di Venezia e rimasi folgorato»).
A livello di grande pubblico Livorno l’ha riscoperto quand’era ormai in là con gli anni: prima la grande “A” all’Attias, poi l’opera in piazza Grande a lato dell’ex Cassa risparmi. Adesso Il Tirreno lo ricorda ai lettori con questa bella fotografia che ne mostra il carattere ironico: quanto sarebbe giusto che Livorno non nme lasciasse cadere la memoria. —
M.Z.
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