Gioco
Il porto cresce anche nell’anno dei guai Traffici container ok solo per i trasbordi
Mai così tanti milioni di tonnellate. “Autostrade del mare”: incremento limitato ma ormai sono 519mila camion
LIVORNO. Non c’è la Darsena Europa, il microtunnel nemmeno. Però dal porto di Livorno arriva un segnale positivo: mai così tanta merce è passata dalle nostre banchine come nell’arco dei dodici mesi del 2019. Il totale dice: 36,7 milioni di tonnellate. Ma è una crescita poco più che zero (al di sotto del mezzo punto percentuale): inutile dire, che inevitabilmente i traffici hanno risentito della situazione di un porto rimasto a bagnomaria per mesi dopo l’interdizione dei vertici dell’Authority nell’ambito dell’inchiesta choc sulle concessioni temporanee.
Eppure, anche in una situazione così difficile che si è protratta ben oltre la fine dell’estate, le statistiche sfornate da Palazzo Rosciano, quartier generale dell’istituzione portuale, ci vedono superare il primato dello scorso anno con cui finalmente Livorno aveva cancellato il record registrato nel 2008 (34 milioni), appena prima che sentissimo il contagio della crisi arrivata fin qui dagli Usa dopo lo tsunami di mutui subprime e Lehman Brothers.
Cosa accadrà adesso con gli effetti di questo ciclone del coronavirus? Lo sapremo nei prossimi mesi, intanto vale la pena di mettere l’accento sul fatto che il porto di Livorno continua una striscia di (lenti) miglioramenti sul fronte del quantitativo di merce movimentata che si allunga.
Benché passin passino, è l’ottavo anno consecutivo con il segno “più” al tirar delle somme: l’ultimo arretramento complessivo delle merci movimentate si era avuto nel 2012, dunque dagli inizi dell’era di Giuliano Gallanti e poi adesso con l’ingegner Stefano Corsini al timone dell’Authority si è marciato in avanti. Pian piano, e scontando il fatto che la batosta drammatica l’avevamo avuta alla fine del decennio precedente con il crollo post-2008: c’è voluto praticamente un decennio per riprenderci (mentre altri scali sono stati ben più rapidi nel recuperare i flussi perduti).
Oltre al volume complessivo delle merci transitate dalle nostre banchine, è utile soffermarsi sulla tipologia numero uno: le “autostrade del mare” sono il traffico quantitativamente più rilevante nel ventaglio merceologico del porto di Livorno e in questo campo Livorno è in testa alla classifica nazionale. I camion via nave hanno superato la soglia delle 16 milioni di tonnellate: l'incremento in tonnellaggio è modesto (più 0,6%) ma non si erano mai toccati standard del genere. Non solo: se contiamo il numero di camion e trailer l'incremento sale al 2,3%.
Stiamo parlando di quasi 519mila mezzi: e pensare che due anni fa non arrivavano a 450mila, nel 2015 erano a malapena 341mila e tornando indietro di altri tre anni si superava a stento quota 300mila. Tradotto: nel giro di sette anni il grafico è schizzato all'insù del 71%.
Occhi puntati anche sui container: quasi 42mila teu in più, una crescita del 5,6% (quasi speculare rispetto all'analoga flessione di La Spezia nello stesso settore). Ma Livorno si ferma a un niente dai 790mila teu complessivi, cioè senza ritoccare il record del 2016 (800mila teu). A guardare nella “pancia” di questi numeri però si scopre che a trainare l'incremento di 5 punti percentuali è il "transhipment", cioè i container che vengono trasbordati da una nave all'altra. E' l'effetto del ruolo di ciascun porto nella geografia delle rotte delle differenti compagnie: i contenitori trasbordati arrivano a quota 230mila con un'impennata del 49,3%. Togliendoli dal conto emerge che il traffico di container in entrata e uscita dal porto è calato di qusi sei punti percentuali. E la flessione sarebbe ancora più marcata se non ci fosse un altro tassello del risiko: lo spostamento di contenitori vuoti da un porto all'altro (più 3,7%). Alla fin fine i contenitori pieni scendono a 423mila: il calo arriva all'8,4% (ma sfiora i 12 punti percentuali se consideriamo solo i contenitori in importazione). Segno forse di problemi del porto di Livorno sì, ma anche della capacità competitiva del sistema industriale che da Livorno invia la merce ai quattro angoli del mondo.
L’ultima sottolineatura sul versante merci riguarda due tipologie-chiave per il porto di Livorno: i prodotti forestali e le auto nuove. I primi restano inchiodati a 1,6 milioni di tonnellate (meno 0,1%), le seconde calano a 640mila, il 3,8% rispetto al 2018, anno da primato. Ma, come dice l’Authority, è «il terzo anno consecutivo in cui il porto rimane sopra la soglia delle 600mila vetture movimentate». —
Mauro Zucchelli
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