Il Tirreno

Livorno

«Una città angosciante sul bus meglio il chiasso e il traffico stressante»

lucia aterini
«Una città angosciante sul bus meglio il chiasso e il traffico stressante»

Viaggio su una linea con un autista di Ctt in una Livorno “spettrale”: «Questa situazione ci fa capire quali siano i valori importanti della vita»

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sopra il numero 8

lucia aterini

«Una città irreale e angosciante. Mi mancano il traffico, la confusione degli studenti e le persone che schiacciano il pulsante di richiesta fermata a un metro dalla stessa». Siamo su un bus del Ctt, la linea 8, che gira quasi a vuoto in una città “spettrale” e uno degli autisti in servizio, Sergio Donati, racconta le sue emozioni che diventano un inno di amore alla sua città e ai livornesi. Ha quasi 30 anni di Ctt alle spalle e una passione per la batteria che lo ha portato, sempre con Ctt, a realizzare iniziative di solidarietà come il “Musicbus”. «Mi sembra di essere nel set di un film di fantascienza - racconta l’autista, 57 anni, livornese - come quello di “Incubo sulla città contaminata”». Qui per fortuna non abbiamo a che fare con una fuga radioattiva da una centrale atomica, ma come la chiama l’autista, con una “bestiolina invisibile”. «Anche stamani (ieri mattina ndr) c’è pochissima gente e sul bus si avverte un silenzio pesante ed irreale». Intorno alle 10,30 parte dalla stazione. I primi passeggeri salgono vicino all’ospedale, sono 4 anziani. Intanto, Sergio Donati racconta le sue giornate alla guida dell’autobus. «Questo lavoro mi dà soddisfazione perché svolgo un’attività sociale, per gli utenti». E questo lo riempie di soddisfazione. «Non discuto mai con loro - va avanti - si riesce sempre a trovare una soluzione se ci sono criticità». Si arriva in centro. A “Marradi” scendono i passeggeri, il viaggio continua e il mezzo arancione non si ferma perché non c’è nessuno alle fermate. Nemmeno in via Funaioli dove in genere Sergio Donati “carica” un bel po’ di studenti del liceo Enriques. E dice: «Spero di tornare presto a vedere e a sentire i passeggeri chiassosi e le strade intasate dalle auto perché questa è la vita, seppur stressante». E aggiunge: «Mi manca la confusione, questa atmosfera fa quasi paura».

Si arriva in via Grande, anche qui le macchine e i motorini si contano sulle dita di una mano. «Rimpiango - va avanti - questo tratto di strada quando la mattina trovo le auto parcheggiate in doppia fila. E questa nuova situazione ci fa capire quali siano i valori importante della vita, anche con tutti i problemi correlati alle giornate».

Il bus va piano piano perché altrimenti sarebbe troppo in anticipo sull’orario. Shangai, Corea e dal bus si vedono le code di fronte ai supermercati : salgono mamma e figlia, il silenzio si rompe grazie alle paroline della bambina. E porta una nota di dolcezza tra i sedili vuoti. Sergio Donati riprende: « A nostra tutela è stata messa una catena in modo tale che i passeggeri non abbiamo modo di avvicinarsi agli autisti e questo mi dispiace perché dà il senso di divisione che però non corrisponde a quello che sentiamo». Tra l’altro «voglio sottolineare la grande compostezza dei livornese che, nonostante il loro carattere polemico e a volte anche maleducato, non hanno fatto alcuna critica rispetto alle nuove normative. E questo mi fa pensare che merita veramente lavorare per loro». La corsa è quasi finita , siamo alla stazione. E Donati si congeda così: «Questo momento passerà, si vincerà anche questa dura battaglia, nei momenti difficili gli autisti sono sempre stati al fianco della città». «Mi auguro - aggiunge - che i livornesi sappiano comunque lasciar posto a qualche battuta per poter vincere con il loro spirito anche questa battaglia». —

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