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Coronavirus, infermiere rianimatore bloccato a Fuerteventura: «Vorrei essere al lavoro ad aiutare i colleghi»
Veniero Tonfoni è partito da Pisa venerdì scorso con la famiglia: «Il volo è stato bloccato, rischiamo di restare qui fino a metà aprile»
LIVORNO. Veniero Tonfoni, 47 anni, la metà dei quali trascorsi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Livorno, oggi vorrebbe essere al lavoro: indossare camice, guanti e mascherina e insieme ai colleghi combattere la battaglia contro il coronavirsus. Invece da giorni è bloccato con la moglie e il figlio a Fuerteventura, alle Canarie, e al momento non sa quando potrà tornare a casa.
«Il volo di ritorno – racconta – era in programma per domani, ma la compagnia aerea ci ha inviato una mail dicendoci che il nostro viaggio al momento è cancellato». Con Veniero e la sua famiglia, la moglie Federica e il figlio di dieci anni, ci sono anche altri toscani: un gruppo di Massa e un altro di Viareggio. Tutti insieme stanno cercando di risolvere una situazione che rischia di complicarsi ancora. «Abbiamo chiamato la Farnesina – spiega – e ci ha detto che l’unica soluzione possibile è quella di contattare la compagnia aerea e spostare il volo su una delle capitali europee. E poi? Fare ritorno via terra o via mare in Italia. Addirittura – prosegue – il consiglio è stato quello di volare su Barcellona e poi farsi 22 ore di nave per arrivare a Livorno con la nave Grimaldi che fa questo tipo di servizio».
Dietro ad ognuna di queste soluzioni alternative c’è un rischio collegato. «Imbarcandosi su una nave – ammette – c’è un alta probabilità di essere contagiati, mentre affrontando un viaggio via terra da una capitale europea arrivando in Italia saremmo messi qasdi certamente in quarantena». Ecco perché l’appello di Veniero e dei suoi compagni di viaggio è rivolto alla Farnesina. «Non voglio pensare che il nostro Ministero possa lasciare dei cittadini italiani qui fino al 10 aprile, prima data possibile per il rientro. Quello che chiediamo è che ci vengano a prendere oppure creino un’opzione alternativa a quelle di fare il ritorno via mare e via terra».
Quando venerdì scorso il gruppo è partito dall’aeroporto di Pisa per una settimana di vacanza al caldo l’emergenza non era certo quella di oggi. «Non c’era – ricorda – nessun tipo di limitazione. Ovviamente se avessimo saputo quello che sarebbe successo saremo rimasti a casa». Adesso oltre al problema di come rientrare a Livorno c’è anche quello di dover restare a proprie spese a Fuerteventura. «Per fortuna l’albergo dove siamo alloggiati non aveva prenotazioni per la prossima settimana, dunque fino al 20 marzo abbiamo bloccato la camera. Poi però non sappiamo cosa accadrà. Ripeto: basterebbe organizzare un charter, anche a pagamento, qua siamo in tanti che vogliono tornare in Italia e la situazione si potrebbe risolvere. Anche perché in un momento così delicato i nostri parenti sono in ansia per noi ma noi lo siamo per loro per loro.
L’ultimo pensiero di Veniero è però per i colleghi con i quali è in contatto con la chat di lavoro mentre sul suo smartphone scorrono le foto dei colleghi che ogni giorno postano immagini simbolo che raccontano stanchezza, passione e dedizione. «Mi dispiace non essere lì con loro a gestire una situazione così difficile. Con il lavoro – dice – mi sono fatto mettere in ferie fino a lunedì, speranza che riescano a compensare la mia assenza, ho premura di rientrare proprio per i miei colleghi».
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