Il Tirreno

Livorno

Coronavirus, giro di vite dopo il decreto: i carabinieri denunciano cinque persone

Stefano Taglione
Un controllo dei carabinieri a La California, all'uscita dell'Aurelia
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Un controllo dei carabinieri a La California, all'uscita dell'Aurelia

Livorno: 700 chiamate al 112 in poche ore, 160 cittadini controllati. Multati da militari e polizia municipale anche i titolari di due bar trovati aperti

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LIVORNO. È un giro di vite senza precedenti quello dei carabinieri, che in tutta la provincia hanno controllato 160 persone, denunciandone cinque per essere uscite di casa senza alcun motivo, infrangendo il decreto firmato mercoledì sera dal Consiglio dei ministri. È il dato aggiornato a ieri sera e per territorio è così suddiviso: due verbali a Livorno e tre nel comune di Rosignano, di cui uno a Castiglioncello. Il reato ipotizzato è inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, previsto per «chiunque non osservi un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia, di sicurezza pubblica, di ordine pubblico o d’igiene». Viene punito, «se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro».

I militari al 112 hanno inoltre ricevuto ben 700 chiamate: tantissime richieste per i motivi più disparati che dalle Compagnie di Livorno (diretta dal maggiore Guglielmo Palazzetti), Cecina (coordinata dal capitano Christian Bottacci), Piombino (diretta dal maggiore Massimiliano Massarelli) e Portoferraio, dove il responsabile è il capitano Francesco Materiale, si sono trasformati in interventi e pattugliamenti continui.

A Livorno, inoltre, i militari giovedì 12 marzo hanno denunciato il proprietario del caffè Redi, nell’omonima via, perché secondo la normativa non poteva rimanere aperto. O meglio: sì, ma solo la parte di vendita di beni di prima necessità (l’alimentari) e non il bar. E la polizia municipale, alle 20.45 di martedì sera, ha denunciato sempre per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità la titolare del bar Isamah Caroline di via Sproni. In questo caso, però, l’imprenditrice avrebbe infranto il vecchio decreto, quello che proibiva l’apertura dei locali dopo le 18. Da ieri, invece, non può restare operativa nemmeno nella fascia 6-18, dovendo chiudere del tutto come previsto dal premier Giuseppe Conte. «Stiamo cercando di dare seguito – commenta il comandante provinciale dei carabinieri di Livorno, il colonnello Massimiliano Sole – alle indicazioni del presidente del Consiglio. Ci stanno chiedendo il massimo e noi siamo in prima linea al servizio dei cittadini».


A Castiglioncello gli uomini della Compagnia di Cecina hanno denunciato un livornese di 47 anni lì senza alcun motivo, mentre a Rosignano Solvay un venezuelano di 67 anni e una donna napoletana di 41 che si trovavano in giro pur essendo domiciliati in un hotel di Cecina. I controlli sono stati effettuati in forze anche dalla polizia di Stato – ma il resoconto, richiesto dal Tirreno, il 12 marzo non era ancora disponibile – e anche dalla guardia di finanza, che ha beccato alcuni consumatori di droga in piazza Garibaldi. —

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