Il Tirreno

Livorno

cancellato l’happy hour 

I locali sono chiusi Via Cambini deserta all’ora dell’aperitivo

Simone Fulciniti

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LIVORNO. “Triste triste, troppo triste è questa sera. Questa sera, lunga sera”, cantava un tempo Piero Ciampi. Parole che si adattano perfettamente al primo giorno dopo il decreto che estende la zona protetta a tutto il territorio nazionale. A cominciare dal centro nevralgico: quella via Cambini, che ormai da tempo rappresenta un piacevole luogo di ritrovo. Luci spente, tavoli deserti, ombrelloni esterni abbassati e cartelli alle porte d’ingresso dei locali, che comunicano la decisione di star chiusi per sconfiggere il temibile “corona”. Frasi sincere, anche ironiche in alcune circostanze, ma stracolme di orgoglio e di senso di appartenenza ad una comunità che combatte. Un po’ meno disciplina invece, nel tratto di strada che da via Marradi, arriva fino a Largo Duomo. Qui sono in parecchi coloro che hanno deciso di ignorare gli inviti a stare a casa, e uscire soltanto in caso di estrema necessità. Passeggiano, guardano le vetrine di negozi vuoti, conversano come se niente fosse. Fuori dalle farmacie, c’è la coda, ma per fortuna, chi aspetta ha il buonsenso di rispettare le distanze di sicurezza. In piazza Cavour, una camionetta dell’esercito monitora la situazione. Più avanti una volante della polizia fa lo stesso. In via Cairoli, altro luogo deputato per gli aperitivi, nulla da segnalare: tutto chiuso, così come sprangato è il caffè palcoscenico di fianco al teatro Goldoni. In generale colpisce l’assenza dei giovani: nella fascia dai 15 ai 22, non ce ne sono.

Suona strano considerando che l’orologio segna le 18. E questo vuoto colora le strade di un silenzio assordante. Infatti, i presenti, parlano sottovoce tra loro, e ogni tre parole c’è un virus, un corona, e un “il sindaco dice”.

Gli argomenti di discussione sono quasi monotematici, e non potrebbe essere altrimenti. Anche i mezzi pubblici circolano in modo regolare, con poche persone a bordo, mentre i taxi sono tutti parcheggiati. Non di rado capita di incrociare qualcuno provvisto di mascherina: c’è chi indossa un modello che non serve, e chi invece sembra uscito da un film di fantascienza.

Simone Fulciniti

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di Redazione web