Gioco
Coronavirus, “ciao ciao” da lontano ma poi al supermercato tutti ammassati in fila
In tanti sul mare per passeggiare o nei centri commerciali
LIVORNO. D’istinto ci sarebbe la pacca sulla spalla, l’abbraccio, lo storcione affettuoso, il bacetto sulla guancia. Ma in una notte, magari dopo un’elaborazione durata qualche giorno, all’istinto è subentrato un assai poco labronico rispetto delle regole. Perché se è vero che qui conta più la fisicità della parola e ancora più vero che la salute prima di tutto, e vale ovunque. Sicché eccoci trasformati da bimboni sempre pronti ad abbrancare e ciancicare il prossimo in accorti mantenitori di distanza. L’amica che fino a ieri, fino a una settimana fa, magari attraversava la strada di corsa per prenderti per un braccio ora ti incrocia con lo sguardo dall’altro marciapiede e ti fa un ciao ciao con la manina prima di fuggire. A un metro di distanza ci si tiene un po’ tutti, ironizzandoci, ma in fondo ci è già entrato dentro questo senso del pericolo, abbiamo già l’occhio alle misure, ci guardiamo intorno per assicurarci di non invadere lo spazio dell’altro, conversazioni da lontano e se siamo tre o quattro sembra di giocare ai 4 cantoni.
Al piccolo centro commerciale di Marilia dove tutti si conoscono da una vita l’atmosfera è surreale. L’addetto alla sorveglianza nel supermarket mette tutti in riga, o meglio in sicurezza. Accanto negozi con una persona dentro e se c’è un altro cliente in attesa sta fuori.Ci si scambiano sguardi complici e solidali, ti, poi ognuno per la sua strada. Già, ma per quale strada? Se molti livornesi, dopo il grande allarme (tutta Italia zona protetta) della notte tra domenica e lunedì davvero cercano di starsene chiusi in casa il più possibile e le strade del centro sono vuote, qualcuno scalpita. Per amore della disobbedienza, per insofferenza, per sfida ma anche per ingenuità, superficialità, mal tradotto istinto di sopravvivenza.
Tipo “andiamo al supermercato e facciamo la scorta per un mese” così che, oltre a portarsi via in un colpo solo la spesa normale di una quindicina di persone, ci si ammassa in luoghi chiusi, sudacchiati e sputacchianti, protetti da quel metro di distanza che si spera garantisca il carrello con la sua stazza. File ieri mattina e pomeriggio in tutti i supermercati della città e dei centri commerciali, con gli addetti che impazzivano per mantenere il famoso metro di sicurezza e famigliole al completo scomparse dietro pile di casse d’acqua, scatole di cibo per gatti, confezioni di pasta,, pizze congelate. Gruppi di ragazzi fanno la spesa per braciate collettive, 20 birre, 50 würstel «e prendi anche la sangria, 2 bottiglie». Hanno la lista in mano, diligenti. Pronti a un bel raduno di classe che vanifica gli intenti anti-virus del provvedimento di chiusura delle scuole. Non dovreste fare grupponi, lo sapete... «Siamo tra noi - spiegano - nessuno è malato. Siamo amici. Paura? Boh, onestamente no»
Ma da ieri comunque sono solo quelli “privati”, feste e cene, gli assembramenti di giovani, e anche di adulti, incapaci di rinunciare alla socializzazione. Perché per il resto la chiusura serale di pub, locali e ristoranti, palestre e sale giochi, ha spento le luci della vita mondana. Resta il lungomare dove ieri si cooreva al massimo in gruppi di tre, ci si incontrava ma stando un po’ lontani, ci si sdraiava o sedeva al sole ma ritagliandosi con un po’ di imbarazzo il proprio spazio. Per ora, per eri. Aspettando la grande prova del prossimo weekend di sole.
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