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Coronavirus, donna di 47 anni in quarantena in corsia: «Al pronto soccorso ero vicino a un anziano positivo»
Livorno, il racconto: «Mi hanno portato in una stanza e là dentro c’era anche l'ottantasettenne poi risultato contagiato»
LIVORNO. «Mi hanno ricoverata per un problema a un polmone, respiravo male. Colpa di una bolla d’aria. Poi stamani (ieri per chi legge ndr) dopo aver chiesto di essere trasferita in una stanza del sesto secondo col televisore, il medico è tornato da me con la mascherina sul volto e mi ha detto: “Signora, ieri è stata vicina a un paziente risultato positivo al coronavirus. D’ora in poi dovrà stare in isolamento».
Una volta arrivata al pronto soccorso, alle 10.15 di sabato 7 marzo, avrebbe subìto «un prelievo» nella stessa stanza dove era sotto osservazione un anziano di 87 anni, domenica 8 trasferito nel reparto di malattie infettive. È il quarto caso di contagio a Livorno. «Fra me a lui c’era una tendina, ho quasi sempre tenuto la mascherina, però a un certo punto mi sono messa a tossire – racconta la donna, 47 anni, che Il Tirreno non rende identificabile in quanto nella vicenda vengono trattati dati clinici e quindi sensibili – e il rischio di essere contagiata c’è. Per ora sto bene: pensare che mi sentivo male da una settimana e non sono voluta andare in ospedale proprio per evitare di entrare in contatto con altre persone malate. Il risultato? Potrei averlo preso lo stesso...».
La paziente, livornese, è arrabbiata mentre è isolamento. «Non so cosa fare, non c’è tv, niente – si sfoga – non ho neanche il cellulare connesso a Internet. Vedo mio marito ogni tanto, dall’altra parte della porta con la mascherina, e ora chiaramente lui, mio figlio e mio fratello sono preoccupati perché nei giorni scorsi siamo stati tutti insieme. Speriamo bene...».
Lei è sconvolta. E annuncia querela all’Asl. «Mi domando e dico – sottolinea – perché mi abbiano fatto entrare in quella stanzina, vicino al pronto soccorso, dove c’era questa persona che probabilmente già sospettavano che avesse il coronavirus. Quel prelievo non potevano farmelo da un’altra parte? Mi dispiace per il personale, perché le infermiere sono bravissime, soprattutto qui al sesto secondo. Però c’è stata una falla, qualcosa non ha funzionato. Non mi hanno tutelata. Per questo denuncerò tutti».
Probabilmente dovrà rimanere in quarantena 14 giorni, «ma non me l’hanno ancora detto». Il conto alla rovescia è partito ieri alle 11. Vive in una stanza del sesto padiglione dell’ospedale, al secondo piano. «Non c’è neanche il bagno – prosegue – solo una sedia dove fare i bisogni. Mi portano da mangiare, ogni tanto entrano i medici e gli infermieri per misurarmi la febbre. Sembra di stare in prigione».
La speranza è di non aver contratto il coronavirus. «Lo spero per me e per il personale – conclude la donna – visto che mentre questo anziano era nella stanza con me, in certi momenti alcune dottoresse e infermiere la mascherina se la sono tolta. L’ho notata e lo ricordo chiaramente, ho visto tutto». —
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