Gioco
Voleri, direttore artistico di un sogno a lui le chiavi del Festival Mascagnano
Nominato Cavaliere da Napolitano, è stato solista da Papa Francesco e interprete dell’inno di Mameli da Mattarella
intervista
Flavio Lombardi
Marco Voleri, livornese, 44 anni, cantante lirico, scrittore e Project Manager, è stato nominato direttore artistico del Festival Mascagnano che sarà l’evento culturale più importante di questo 2020 dopo la mostra dedicata a Modigliani. L’obiettivo è far diventare questa rassegna un appuntamento fisso nel panorama culturale cittadino, ampliando il proprio respiro a livello regionale e nazionale. In questa conversazione con il Tirreno, Voleri racconta il suo progetto.
Da Modì a Mascagni, l’arte come filo rosso per una Livorno che vuol riprendersi il posto che le spetta a livello culturale ma anche turistico. «Sicuramente, l’intento è quello - dice Voleri - anche se quest’anno pensiamo ad una edizione zero».
Spieghi meglio...
«Il vero e proprio Festival Mascagnano arriverà al termine di un percorso strutturato che sarà determinato alla fine di una serie di passaggi ministeriali da fare così come sono stati fatti per altri festival italiani dedicati a compositori come Puccini, Verdi, Donizetti. Quando sono nati, hanno poi attinto dal fondo unico per lo spettacolo. Servono i tempi tecnici e quest’anno, la volontà in primis del sindaco era quella intanto di partire e cominciare un percorso finalizzato però ad ottenere per il futuro quello che ho appena detto».
Come organizzarlo e quando?
«La nomina a direttore artistico mi è arrivata da due giorni, quindi c’è da mettersi al lavoro pancia a terra. Il coronavirus non ci aiuta molto in fase di programmazione. Le manifestazioni sono però indipendenti una dall’altra: una si chiamerà “Opere Pubbliche” e sarà una realizzazione di concerti di musica classica di vario tipo all’aperto e gratuitamente. Ipotizzabile da maggio a luglio, salvo diverse disposizioni dettate da motivi di salute pubblica. Altrimenti, si sposterà da giugno a agosto».
E l’altra?
«A settembre, il Festival Mascagnano, della durata di tre giorni per una serie di eventi che culmineranno in un grande evento con un grande nome che stiamo contattando. Potrebbe essere un cantante, piuttosto di un direttore d’orchestra. E nell’ambito della tre giorni, avremo un concorso internazionale di voci mascagnane, maschili e femminili che vivrà il momento più alto in un concerto di gala. Il concorso per voci maschili, lo vorrei chiamare Premio Galliano Masini, uno dei più grandi tenori mai esistiti, uno dei miei preferiti. Un modo per rendere omaggio ad un altro grande livornese che scoprì la sua potente ed ineguagliabile voce, vendendo la frutta in piazza Cavallotti».
La location è giàscelta?
«Ovviamente, il Goldoni per il premio delle voci, il Festival vedremo. Potremmo forse anche fare qualcosa all’aperto sullo stile di Torre del Lago ed il Festival Pucciniano. Devono essere valutate un po’ di cose insieme ai tecnici del Comune. Al momento ci sono diverse idee, tutte buone. Passiamo il concetto che l’edizione zero sarà comunque una cosa di gran livello con forze tutte nostre. Un po’ come è stato per la mostra di Modigliani. Magari pensando a trovare qualche sponsor».
Insomma, un’altra grande occasione per la città. La lirica, la classica portano tanto turismo?
«Mi domando cosa sarebbe Verona senza il Festival dell’Arena, cosa sarebbe Macerata senza lo Sferisterio Opera Festival che ogni anno fa numeri da paura. Idem Busseto che con il Festival di Verdi fa mirabilie. Livorno non può pensare di rinunciare a un indotto del genere. La gente arriva per lo spettacolo, ma va per bar, ristoranti e alberghi. Ma non prendiamoci in giro, serve una programmazione pluriennale, i risultati non arrivano da soli. Aggiungo, che si possono organizzare attorno eventi, convegni, contaminazioni artistiche di altro tipo, si apre un vaso di Pandora che va aperto e che anzi, è stato tappato per troppo tempo».
All’interno di un Festival Mascagnano, ci sarà anche un’opera?
«Per quanto mi riguarda, essendo la prima edizione, la numero zero e senza contributi, no. Probabile invece fare un concerto di gala molto importante e con nomi eccellenti della lirica internazionale. Non sarebbe comunque una cosa diminutiva. Ricordiamoci del famoso concerto alle Terme di Caracalla con Mehta direttore e i tre tenori per eccellenza, Pavarotti, Domigo e Carreras che ha fatto scuola per tutti. Assisteremo già a qualcosa che resterà negli anali. Per un’opera vedremo in futuro».
Quale opera vorrebbe vedere rappresentata?
«Pensiamo a future rappresentazioni operistiche che godano, come succede già nelle realtà più importanti, di coproduzioni internazionali. La cultura adesso da sola non fa nulla e la qualità deve essere il primo parametro. Per cominciare a rispondere alla domanda, ho già ricevuto quasi 700 messaggi da tutto il mondo da parte di direttori, operatori culturali, sovrintendenti, cantanti lirici, teatri e Festival. America, ed Europa, hanno già saputo quello che sta per partire a Livorno e c’è un interesse attorno a Mascagni che è davvero importante. I livornesi non lo sanno. Ma tutto questo tesoro va portato a reddito per e su Livorno. Dobbiamo avere il coraggio di buttarci e scommetterci. Detto questo, impossibile non pensare a Cavalleria, una delle opere più rappresentate nel globo. Il capolavoro indiscusso, che può essere verificato anche sul sito internazionale “operabase”. Lì ci sono le statistiche delle rappresentazioni fatte negli ultimi anni. L’opera mascagnana è nella hit parade. Personalmente posso aggiungere che L’amico Fritz è stupendo e ricordo il duetto della mia insegnante Mirella Freni con Pavarotti».
Per chiudere?
«Vorrei fare una dedica particolare proprio a Mirella Freni e a Marcello Giordani. due grandi interpreti delle opere di Pietro Mascagni. Lui, un divino Turiddu. Scomparsi entrambi negli ultimi mesi, un pensiero va a queste due grandi figure. Ovunque si trovino, saranno un riferimento personale per l’inizio di questa avventura». —
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