Toscana
«Imprese ko, gli aiuti non siano solamente per le “zone rosse”»
L’allarme di Confcommercio: pioggia di disdette negli alberghi, ristoranti vuoti Pieragnoli: indispensabili provvedimenti urgenti su fisco, contributi e credito
LIVORNO. «Non esistono “zone rosse” nell’economia nazionale, le possibili conseguenze legate all’emergenza coronavirus gravano indistintamente su tutte le imprese italiane: non solo su quelle delle aree geografiche più colpite dalla malattia». Parte da qui la Confcommercio per chiedere che il governo non limiti ad alcune aree del Paese le misure a sostegno delle aziende in difficoltà per gli effetti dell’emergenza sanitaria. Nessuno si sogna di contestare i provvedimenti anti-contagio: ad aver messo ko le nostre imprese è la psicosi, dice la presidente regionale Anna Lapini. «Il governo in primis – dice – è responsabile di aver gestito l’emergenza in maniera superficiale dal punto di vista comunicativo».
Dal quartier generale livornese dell’associazione dei commercianti si era suonata la sirena d’allarme fin dall’ultima settimana del mese scorso. Era stato fatto contando le disdette negli alberghi della nostra zona: a fine febbraio l’hotel Granduca si era ritrovato a fare i conti con l’annullamento di 36 camere in un giorno e mezzo, il Max Hotel 12 camere cancellate in due ore. Non solo: zero nuove prenotazioni in una settimana, sospensione totale delle gite dal 23 febbraio. A distanza di dieci giorni, ecco che fonti Confcommercio riferiscono che l’Ariston si è visto cancellare 90 camere prenotate. Si ferma il turismo ma si ferma anche la domanda di pernottamenti da parte di lavoratori fuori sede: colpa del “congelamento” dei cantieri.
«I danni sono ancora incalcolabili, lo dico nell’accezione peggiore del termine», rincara il direttore provinciale Federico Pieragnoli. «Anche senza considerare l’immediata stagione primaverile ed estiva ad oggi gli hotel contano centinaia di camere disdette. I ristoranti? La maggior parte nell’ultima settimana ha avuto il 65% in meno di clienti. Lo stesso si dica per i pubblici esercizi in genere».
Il dirigente dell’organizzazione di categoria ripete che l’imprenditoria commerciale non vuol mollare: «Continua a resistere, nella speranza che i bollettini di contagio inizino a portare qualche buona notizia e che il lavoro riprenda presto». Gli uffici della Confcommercio hanno divulgato gli accorgimenti per misure igieniche straordinarie sollecitando un’attenzione particolare alla concentrazione di persone nei locali. «Ma – ripete Pieragnoli – c’è il vuoto: Livorno sta già subendo i danni di coronavirus e paura connessa. Molti hotel della provincia sono ancora chiusi ma le cancellazioni per la stagione a venire arrivano anche lì. Chiediamo facilitazioni fiscali, contributive e creditizie agli enti preposti. Però non basterà: la situazione economica è gravissima».
A giudizio del direttore regionale di Confcommercio, Franco Marinoni, c’è bisogno di: 1) aumentare la dotazione del Fondo Regionale di Garanzia per sostenere le imprese sul fronte della liquidità; 2) la sospensione «dei mutui, del pagamento delle bollette di luce e gas e di tutti i tributi locali, da Cosap a Imu, Tari e Tosap, cosa che la legge permette di fare alle amministrazioni comunali fino addirittura a 144 mesi». Nel mirino il fatto che «il decreto varato dal governo ignora totalmente il settore somministrazione, eppure anche in Toscana ci sono ristoranti e bar che hanno perduto fino all’80% degli incassi». —
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