Gioco
Ecco l’effetto boomerang della paura rischiamo più licenziamenti che contagi
Cna: il 74,3% delle piccole imprese ha già avvertito il contraccolpo, per 7 artigiani su otto il fatturato 2020 sarà in calo
Rischiamo che l’emergenza coronavirus “contagi” più le imprese che le persone: al tirar delle somme, c’è il pericolo che questo maledetto Covid-19 produca un numero di licenziamenti maggiore di quello dei contagiati. E’ la preoccupazione che salta fuori dal questionario che la Cna ha fatto fra i piccoli imprenditori: oltre 7mila gli artigiani coinvolti a livello nazionale, 113 in provincia di Livorno. La gran parte delle ditte afferma già adesso di esser state costrette nella propria attività a fare i conti con gli «effetti diretti legati alla vicenda coronavirus». Benché nella nostra provincia i casi positivi al tampone siano ancora pochi, le ripercussioni sembrano già adesso più rilevanti che altrove: lo dice il 74,3% dei piccoli imprenditori livornesi (contro il 72,4% a livello nazionale, “zone rosse” comprese).
Il coronavirus è una bomba a orologeria: per la facilità di contagio più ancora che per la mortalità, ma anche per gli effetti a catena che ha sul sistema economico, e dunque su redditi e posti di lavoro. Oltretutto in un contesto che nei nostri territori non si è ancora del tutto ripreso dalla crisi choc del 2008. «In realtà, in questi ultimi giorni si è rivelato ancor più forte l’impatto sull’arcipelago delle nostre piccole imprese – sottolineano dal quartier generale dell’organizzazione degli artigiani – perché l’indagine è stata fatta nei giorni immediatamente prima dell'ultimo decreto che paralizza ulteriormente l’economia».
La rilevazione della Cna segnala che al presente le ripercussioni più rilevanti riguardano categorie di imprese legate agli spostamenti: quasi il 77% delle aziende attive sul fronte del turismo e tutte ma proprio tutte le imprese di trasporto (tanto nel campo delle merci che sul versante delle persone) ma anche, di riflesso, gli autoriparatori. A ciò si aggiungano gli effetti negativi sull’agroalimentare: in difficoltà l’87,5% delle ditte. Chi l’ha sentita meno finora? Le realtà che operano nella produzione: per ora quasi la metà (42,1%) non ha patito contraccolpi.
Già così la situazione è pesante, lo diventa ancora di più appena si sposta lo sguardo sull’immediato futuro: per ben 7 artigiani su otto (86,7%) si avrà una batosta sul fatturato di quest’anno della propria azienda. Anzi, si arriva alla totalità degli interpellati quando si osservano le risposte in arrivo dalle imprese di trasporto merci come di trasporto passeggeri o della riparazione auto, della moda come dell’agroalimentare.
Quel che colpisce è il disorientamento, il sentirsi a bordo di un vascello finito dentro una tempesta. Lo si capisce dalle risposte dei piccoli imprenditori livornesi: quasi uno su tre (30,1%) sostiene che non sa valutare quanto varieranno i ricavi della propria impresa nel 2020. Schizza al 50% fra gli operatori dell’agroalimentare, al 46,2% nel turismo o al 45,5% nel settore costruzioni.
Chi invece una qualche previsione la fa indica un barometro da bufera: nessuno dei 113 artigiani coinvolti nell’indagine in provincia di Livorno mette in preventivo un aumento del fatturato, solo uno su nove (11,5%) pensa che comunque resterà stabile. Fra quelli che si immaginano di cavarsela un po’ meno peggio ci sono i servizi alle imprese: una ditta su tre conta di avere comunque ricavi stabili. Ma il gruppo più numeroso è rappresentato dagli artigiani che vedono nero: nel 36,3% dei casi si ipotizza un calo dei ricavi superiore al 15%. Con punte choc 82,4% nel trasporto di persone (82,4%) o nel trasporto merci (66,7%).
Contromosse? Il disorientamento si vede anche dal fatto che il 62,8% non ha ancora «pensato o messo in campo azioni per fronteggiare la situazione»: ma l’hanno fatto due imprese su tre nel settore del trasporto merci o nella moda (però fra le aziende del turismo meno di una su quattro ha già fatto qualcosa). —
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