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Sospesi tutti gli interventi chirurgici che non siano oncologici o urgenti

G.C.
Sospesi tutti gli interventi chirurgici che non siano oncologici o urgenti

Già nei giorni scorsi i reparti avevano ridotto l’attività programmata per non ingolfare la Rianimazione Ora arriva l’ordinanza del governatore Rossi: stop anche a molte attività ambulatoriali

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LIVORNO. Già nei giorni scorsi diversi primari avevano deciso di stoppare gli interventi non urgenti. Meglio evitare di ingolfare la Terapia Intensiva in caso di esplosione del coronavirus anche da noi, è stata la riflessione condivisa dei direttori dei vari reparti chirurgici.

E così Chirurgia Vascolare, Ortopedia, Senologia, Chirurgia Generale hanno fermato (o rallentato) la cosiddetta attività in elezione, cioè la chirurgia programmata.

Numerosi pazienti sono stati contattati dai reparti e gli è stato spiegato che la loro operazione è stata rimandata a data da destinarsi a causa del coronavirus.

Ieri è arrivata anche l’ordinanza del governatore Rossi che di fatto ha formalizzato quanto già stava accadendo agli Spedali Riuniti su iniziativa dei medici.

L’indicazione è limitare «l’attività programmata, sia istituzionale che in libera professione, nella misura che permetta la più ampia messa a disposizione di posti letto, in particolare, di letti tecnologici per pazienti complessi, che necessitano di monitoraggio dei parametri vitali, supporto respiratorio forzato ed invasivo e consenta di non sovraccaricare le strutture sanitarie e il personale impegnato nella cura e nell’assistenza dei pazienti gravi e complessi e delle emergenze», scrive il presidente.

Proprio per questo viene sospesa, a Livorno come nel resto della Toscana, tutta l’attività chirurgica in elezione.

Chiaramente restano esclusi gli interventi oncologici in classe A - quelli prioritari che devono essere eseguiti entro un mese - e di alta specialità, non rinviabili a giudizio motivato del clinico.

Non solo. Viene sospesa anche tutta l’attività ambulatoriale programmata.

L’obiettivo, anche in questo caso, è limitare il carico di persone presenti nelle strutture ospedaliere.

Anche qui ci sono eccezioni. Si tratta delle attività ambulatoriali urgenti e quelle oncologiche, oltre a quelle individuate come indispensabili dallo specialista di riferimento.

«In ogni caso - si legge nell’ordinanza di Rossi - queste attività dovranno essere riorganizzate con modalità di accesso frazionato e di utilizzo delle sale di attesa, che consenta il mantenimento di distanze di sicurezza (almeno un metro)».

«Per le visite di followup e di controllo programmato si consiglia il personale medico, coadiuvato da altro personale sanitario, di contattare telefonicamente o in altro modo i pazienti che potranno essere gestiti per quanto appropriato attraverso questa modalità o essere rinviati ad altra data».

Anche per le prime visite il contatto preliminare con il paziente, per via telefonica o videochiamata, potrà permettere di individuare quelle visite che richiedono comunque un tempo di visita tempestivo e per lo svolgimento delle quali valgono le indicazioni organizzative di cui sopra.

Tutte le altre visite verranno invece riprogrammate.

L’obiettivo è limitare il più possibile l’accesso agli ospedali, per diminuire il rischio di contagio all’interno, e allo stesso tempo non appesantire l’attività di sanitari e strutture. — G.C.

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