Il Tirreno

Livorno

la testimonianza 

«Noi medici di famiglia siamo in trincea ci siamo anche comprati le mascherine»

«Noi medici di famiglia siamo in trincea ci siamo anche comprati le mascherine»

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LIVORNO. «Per 12 ore al giorno rispondiamo al telefono gratis e ci siamo pure comprati le mascherine strutturate perché l’Asl non ce le ha fornite, io l’ho pagata 70 euro su Amazon; gli ambulatori sono tutti aperti e se uno l’ha chiuso sarà sanzionato, ma è solo uno, non rappresenta la categoria...» Laura Bechi è medico di famiglia a Livorno. E porta la testimonianza dei medici di base, impegnati in prima linea sul territorio per l’emergenza coronavirus. «Parlo a nome dei medici di famiglia - dice la dottoressa Bechi -: noi stiamo lavorando doppiamente, per dare il massimo ai nostri pazienti e alla comunità». Si riferisce al caso raccontato ieri dal Tirreno di un medico che ha chiuso l’ambulatorio. La dottoressa Bechi rifiuta le generalizzazioni e tiene a precisare che «un caso non ci rappresenta. La gente è preoccupata di respirare male perché ha il naso chiuso, per un raffreddore, e viene in massa negli ambulatori, che sono tutti aperti. Oltretutto lavoriamo senza dotazioni adeguate: l’Asl aveva detto che ci avrebbe dato le mascherine strutturate e invece ce le dobbiamo comprare. Siamo in trincea con le pistole ad acqua. L'altro giorno mi è stato chiesto “Lei non se la mette?”, l'Asl non ci ha dato niente, abbiamo mascherine di carta che non ci proteggono, ma noi siamo qui a fare quello che dobbiamo e anche di più. Ci siamo tutti, tranne qualcuno che ha avuto paura, ma sono pochi. Oggi io farò doppietta, faccio il mio ambulatorio e sostituisco il dottor Cosci. E se non mi protegge nessuno ci penso io a proteggermi, non andrò in fallimento: ho comprato la mascherina strutturata a 70 euro, arriverà martedì con amazon prime». —



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