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«I pullman fermi sui piazzali e le spese invece corrono»

Flavio Lombardi
«I pullman fermi sui piazzali e le spese invece corrono»

Il patron di Labronica Bus, Gemignani, racconta delle difficoltà del trasporto pubblico non di linea, del turismo che si è bloccato e dei posti di lavoro a rischio

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Lo aveva anticipato nei giorni scorsi anche il direttore del Cna di Livorno, Dario Talini.

Il settore dei trasporti persone è in crisi conclamata perché le gite scolastiche, il flusso derivante dagli eventi sportivi e i turisti (italiani e stranieri) non si muovono più. Prenotazioni cancellate dalla mattina alla sera, e il buio più completo sul futuro di un esercito di imprese che hanno dipendenti e leasing mensili da pagare sui mezzi che servono per lavorare. Lunedi è prevista una prima riunione al ministero dei trasporti per cercare soluzioni in un comparto, quello del turismo, che rappresenta nel suo complesso il 12% del Pil e dà occupazione (grazie all’indotto) a circa due milioni di persone. Si parla di cassa integrazione straordinaria in deroga per tutto il settore turistico.

Gabriele Gemignani è il titolare di Labronica Bus, la più grossa realtà della provincia di Livorno riguardo la movimentazione di turisti su pullman. «A livello nazionale - dice - si parla solo di agenzie di viaggi, di alberghi e ristoranti. Ma in tutti questi posti, chi ce li porta i turisti? Siamo noi del trasporto pubblico non di linea. Ci dimenticano, omettendo un anello importante di questa catena. E siamo anche molto più esposti rispetto ad altre categorie, perché questi bisonti che costano 400 mila euro l’uno, non si pagano ovviamente in contanti. Si acquistano invece con la formula del leasing. Di bus ne ho 14, con un parco rinnovato per metà di recente se è vero che negli ultimi tre anni, ho deciso un investimento pari a 2,5 milioni di euro in mezzi nuovi per ammodernare la flotta ed ampliare la gamma dei servizi e qualità di azienda per poter stare sul mercato e giocarmi la competizione alla pari con la concorrenza più agguerrita. Aggiungiamo che ho 15 autisti che ho adesso messo in ferie e che al termine di esse verranno tutelati dal fondo di solidarietà dell’artigianato. Una cassa integrazione di 20 settimane. E poi? Non mi preoccupo solo per me, ma anche per loro».

Tutto bloccato. Dalle gite delle scuole nel periodo d’oro che comprende la forbice che va da aprile a maggio, al turismo più classico costituito da clientela italiana e straniera «fuori dai confini non sta arrivando più nessuno». Era previsto infatti l’arrivo di svedesi e americani che fanno i tour della Toscana e che solitamente si prelevano all’aeroporto di Pisa o Firenze. Tutto cancellato. Poi, c’è lo sport. Il giro creato dagli spostamenti dei tifosi e quello di molte società sportive agonistiche e non «ma anche la palestra che fa un meeting a Rimini, o le scuole di danza che fanno gare in giro per l’Italia».

Le decisioni attese sono importanti, pena il rischio di vedere imprese sane andare in grossa difficoltà. «Ho 20 mila euro di rate leasing da pagare sui pullman, - riprende Genignani - e un mutuo sul capannone di via degli Arrotini, una struttura da 600 metri e 2500 metri di piazzale dove tengo 8 pullman, mentre al capannone da 300 metri in via dei Condotti Vecchi con 1800 metri di piazzale, ho l’affitto e ci tengo gli altri 6 pullman con due pullmini da 9 posti che concedo a noleggio senza conducente».

Per Gemignani c’è un’unica via. Lo Stato che prenda in mano la situazione. «Devono arrivare seri ed efficaci provvedimenti, soprattutto pensare di sospendere i pagamenti. Nelle mie condizioni, c’è un intero paese. Sento i colleghi in qualsiasi zona d’Italia: rossa, gialla o verde, nessuno più si sposta. Senza azioni straordinarie siamo condannati a morte. L’economia sta frenando bruscamente, andiamo incontro a una recessione inimmaginabile e un mare di gente che sta navigando a vista, rischia di perdere il lavoro per chissà quanto tempo. E la ripresa, non sarà facile . Ci vorrà tempo per liberarci dalle macerie». —



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