Gioco
Così la comunità ebraica reagisce al rischio contagio
E adesso c’è la festa di Purim, la più amata dai bambini: le raccomandazioni dei rabbini per seguire i precetti (anche pregando su più turni)
LIVORNO. Anche la comunità ebraica – a Livorno una fra le più rilevanti del Paese – riorganizza alla luce delle nuove prescrizioni anti-contagio alcuni aspetti pratici della propria vita religiosa. Lo fa sulla base della nota diffusa dall’Assemblea Rabbini d'Italia, che sbroglia «alcuni problemi legati all’osservanza» delle “mitzvòt” (precetti) e della “halakhà” (normativa religiosa). Se è vero che è un dovere osservare le “mitzvòt” «anche in situazioni di difficoltà»,ma esiste «un dovere di salvaguardare la propria vita e la propria salute e la vita e la salute degli altri» seguendo le raccomandazioni sanitarie degli organismi competenti. Vanno «conciliati per quanto possibile», ma la salvaguardia della vita e della salute «ha la precedenza su tutto».
E questo vale a maggior ragione per la festa di “Purim” in agenda dalla sera di lunedì alla sera di martedì: è la festa più amata dai bambini, e in genere vede un maggior afflusso alla sinagoga. Vengono previste una serie di indicazioni: ad esempio, con letture private di “Meghillà” per chi non può andare in sinagoga. Non solo: può essere opportuno prevedere più “minianim” (turni di preghiera) ciascuno con «un numero limitato di persone».
Riguardo a una importante lettura biblica prevista per oggi (“Parashàt Zakhòr”), vengono indicate le modalità per recuperarla. In genere, i rabbini suggeriscono che nelle sinagoghe le celebrazioni siano «le più rapide possibile». Quanto alla distanza anti-contagio, si invita a «sedersi a file alternate» con «un posto libero tra una persona e l’altra». Se necessario va limitato il numero dei partecipanti, magari con più turni. Chi ha sintomi come «tosse, difficoltà respiratorie, febbre» è pregato di non andare alle funzioni e si invita a ridurre la convivialità. —
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