Gioco
Unione inquilini a Casalp «Stop agli sgomberi senza ricollocamento»
LIVORNO. Nessuno sgombero senza un piano di ricollocamento. Individuare fabbricati dismessi come soluzioni di emergenza e impedire nuove svendite Erp. Sono alcune delle richieste fatta a Casalp dall’Unione Inquilini. «Per un programma per il diritto alla casa efficace – scrivono i referenti Daria Faggi e Paolo Gangem i– occorre per prima cosa continuare gli interventi effettuati negli ultimi sei-sette anni, visto che hanno dato buoni risultati. Purtroppo dallo Stato non sono arrivati i finanziamenti in tema di edilizia residenziale pubblica e le poche timide riforme nel mercato dell’affitto privato come le maggiori agevolazioni per il canone concordato, non hanno consentito, di disporre in quantità sufficiente di edilizia privata a costi sostenibili».
«La crisi che ha colpito con particolare ferocia la nostra città – dicono – ha tra l’altro provocato la perdita di lavoro per migliaia di famiglie (e di conseguenza la perdita della casa attraverso lo sfratto), a cominciare dal 2010 fino a oggi, con picchi insostenibili dal 2013 al 2015. Questa profonda crisi è stata affrontata e contenuta, a cominciare dal 2012 grazie al movimento di lotta per la casa, e in virtù di una collaudata collaborazione tra tutte le organizzazioni sindacali degli inquilini e degli assegnatari, in contatto diretto con l’Ufficio casa , in un confronto continuo con la Giunta e gli assessori casa (Nogarin, Raspanti e Cannito avevano nel 2014 sottoscritto il programma del movimento di lotta per il diritto alla casa)».
Nella provincia di Livorno sono state sfrattate con forza pubblica in 10 anni quasi 5.000 famiglie (circa 2.500 in città) – ricostruiscono Faggi e Gangemi – e molti di questi nuclei avevano i requisiti della morosità incolpevole». Più di un migliaio di famiglie si è rivolto alla pubblica amministrazione e il 30% ha ottenuto il finanziamento previsto, restando in casa con un canone concordato, 50% hanno avuto un alloggio pubblico definitivo o provvisorio, il 20% delle famiglie tuttora vivono in strutture pubbliche e private abbandonate al degrado, strutture alle quali garantiscono la manutenzione ordinaria e la vigilanza, impedendo gli atti vandalici». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google