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Livorno

il caso in via redi 

«Il virus è troppo rischioso non faccio ambulatorio»

G.C.
«Il virus è troppo rischioso non faccio ambulatorio»

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LIVORNO. “Dottore buongiorno, avrei bisogno di venire da lei oggi: so che visita su appuntamento, mi potrebbe dire a che ore potrei venire e dove? Grazie”.

“Non faccio ambulatorio in questo periodo. È rischioso. Solo contatti telefonici. Spiegami il problema”.

La conversazione, via Whatsapp, è avvenuta tra martedì e ieri tra una paziente e un noto medico di famiglia di Livorno, Fabrizio Cioni.

«Sono andata martedì nel suo ambulatorio di via Redi ma ho trovato chiuso - racconta la signora -. Mi hanno detto che non visita più nessuno per colpa del coronavirus ma io non volevo crederci. Allora gli ho mandato un messaggino chiedendo dove facesse ambulatorio e a che ore. Mi ha risposto il giorno dopo (ieri, ndr), sempre via messaggio, confermandomi che non visita più nessuno. Poi mi ha inviato un altro messaggio aggiungendomi che tra 10 giorni andrà in pensione e consigliandomi chi scegliere come suo sostituto».

La signora ha voluto raccontare la sua storia al Tirreno. «Alla fine mi ha fatto la diagnosi al telefono, dicendo che ho la bronchite e prescrivendomi degli antibiotici e del cortisone - spiega -. Ma io mi chiedo: ma come fa un medico a diagnosticcare una bronchite al telefono?».

La donna continua: «Capisco l’emergenza coronavirus e so che viene chiesto di non andare in ambulatorio se si hanno sintomi respiratori. Però voglio sapere se è normale chiudere un ambulatorio, visto che ci sono anche pazienti che magari hanno altre problematiche. Non mi pare che esista una direttiva che dispone la chiusura degli ambulatori dei medici di famiglia». .

Ieri, dopo aver ricevuto la denuncia della donna e letto i messaggi inviati dal medico, abbiamo provato a chiamare il dottore per avere una sua versione, senza però ricevere risposta.

In serata via Whatsapp , dopo aver affermato che «i pazienti non avevano capito e di aver appeso solo un foglio della Fimmg e del ministero», consigliando - correttamente - di «venire in studio solo in caso di necessità», il dottore ha aggiunto di «non reputare di dare alcuna spiegazione» al giornale perché «solo l’Ordine dei medici può richiamare i suoi iscritti». —

G.C.

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