Il Tirreno

Livorno

contro il rischio contagio 

Sanificato l’altra notte tutto il pronto soccorso

G.C.
Sanificato l’altra notte tutto il pronto soccorso

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LIVORNO. «Il paziente non era considerato a rischio, visto che non aveva rivelato a nessuno di essere stato in un luogo in cui si erano verificati contagi come Bologna», spiega Luca Carneglia, direttore dell’ospedale.

È per questo che non sono state adottate le misure previste nell’eventualità di caso sospetto.

Tuttavia «il percorso è stato monitorato», ha spiegato il numero uno di viale Alfieri. «Il rischio - ha aggiunto - non è stato azzerato ma soltanto contenuto».

È per questo che nella notte tra martedì e mercoledì, dopo che era arrivata la risposta positiva del test, l’unità di crisi dell’Asl ha disposto tra le altre iniziative la sanificazione del pronto soccorso.

Un passaggio effettuato - lo abbiamo raccontato proprio ieri su queste pagine - anche all’ospedale di Pontremoli dove si era verificato un caso analogo: un paziente risultato poi positivo che aveva vagato prima al pronto soccorso e poi nel reparto di Medicina senza che fosse considerato a rischio e dunque senza che fossero state prese le misure di prevenzione necessarie e adottato l’isolamento. A Pontremoli l’Asl ha deciso di chiudere i due reparti per un giorno intero.

A Livorno tuttavia una decisione del genere avrebbe avuto ricadute devastanti: dal pronto soccorso di via Gramsci passano infatti ogni giorno dalle 170 alle 200 persone. E così è stato deciso di effettuare la sanificazione durante la notte, quando il numero dei pazienti, soprattutto in questi giorni di allarme coronavirus, scende notevolmente.

Immediatamente è stata attivata la procedura e, comparto per comparto, i vari ambienti del pronto soccorso sono stati rimessi a norma dal punto di vista igienico. È una procedura che è stato deciso di replicare quotidianamente, in modo preventivo, spiega Carneglia.

Il direttore dell’ospedale e quello del pronto soccorso tranquillizzano tuttavia in merito ai pazienti che si trovavano nel reparto lunedì, nello stesso momento in cui c’era l’uomo contagiato. «Il criterio di prudenza è stato rispettato, è stato effettuato un percorso separato ed è stato collocato in un box separato dagli altri. Lui inoltre aveva la mascherina», dice Bertini.

«Non c’è stato contatto stretto con altri pazienti», aggiunge Carneglia, spiegando che per contatto stretto si itnende l’esposizione che rende il paziente suscettibile di prendere l’infezione, che viene considerata una conversazione di almeno 15 minuti a una distanza di meno di due metri. E ciò non è avvenuto». G.C.

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di Redazione web