Toscana
Salvetti: «Pronti ad affrontare altri casi»
«Basta con la caccia all’untore. Il contagio se ci sono dei sintomi, ecco perché solo 12 ordinanze di isolamento»
Quando gli comunicano il numero esatto delle ordinanze che dovrà firmare (fino alle 13 di ieri l’Asl non l’ha ancora ufficializzato, lo apprende pochi minuti dopo) Luca Salvetti, che ha organizzato una conferenza stampa per fare il punto sul primo caso di contagio da Coronavirus a Livorno, apre una parentesi. Per dire che i provvedimenti di quarantena vengono presi “nel caso di contatti stretti”. E soprattutto per quelle persone che sono venute a contatto diretto col malato quando quest’ultimo ha sviluppato i sintomi del Covid-19.
«Le evidenze scientifiche ci dicono che la trasmissione da soggetto asintomatico è rarissima», ricorda il sindaco. E così risponde indirettamente a tutte quelle domande di centinaia di livornesi preoccupati che il contagio possa estendersi e che chiedono di conoscere il nome, i movimenti del “paziente 1” attualmente ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale, dove lavora, se ha figli che frequentano scuole, che spostamenti ha fatto le ultime settimane... «Nessuna caccia all’untore – avverte Salvetti – ma il rispetto dei protocolli medico scientifici. Anche perché risulta che il paziente, una volta avvertiti i sintomi della malattia, si sia messo a casa. Per cui la misura dell’isolamento si applica ai contatti stretti avuti da questo momento». Che in questo caso sono soltanto i familiari, il medico di base, i sanitari dell’ospedale che lo hanno assistito. Non più di 12 persone, dunque.
«Non c’è bisogno di mettere in quarantena soggetti che hanno avuto contatti coi familiari, col medico o con il personale ospedaliero perché non hanno sintomi della malattia».
Le paure della gente? «Comprensibili - risponde il sindaco - Ma ci vuole buon senso. Sarebbe disdicevole poi trovarsi di fronte a scene raccapriccianti che non sono di una società civile. Quindi grande calma, serenità ma non sottovalutazione. Tanto è vero che voglio capire cosa è successo nella giornata di martedì,come si è svolto l’accesso al servizio sanitario, senza criminalizzare ma con la volontà di capire bene se tutto quello che è stato preparato a livello regionale ha funzionato anche qui a Livorno».
Salvetti spiega anche perché ha deciso di tenere aperte le scuole (salvo poi la decisione in serata del governo di chiuderle in tutta Italia, ndr), i cinema, i teatri, le palestre e di non fermare manifestazioni pubbliche: «Comprendo il panico, ma con la paura non si va da nessuna parte. Ricordo che questo è il caso numero 21 in Toscana. Il virus ha interessato tutte le maggiori città. E in queste città non ci sono stati provvedimenti di chiusura di scuole o luoghi pubblici».
L’arrivo a Livorno? «Potevamo aspettarcelo. E probabilmente potranno presentarsene anche altri. E noi dobbiamo essere pronti». Ecco perché il sindaco raccomanda ai livornesi di rispettare i comportamenti da adottare in questa situazione. A partire da cosa non fare. «Non presentatevi al pronto soccorso», dice. Chi sta male e ha i sintomi chiami il medico di famiglia o il 118.
La comunicazione, per Salvetti, è fondamentale. Lo dice in apertura di conferenza: «Qualcuno deve prendere e andare davanti alla gente per spiegare quello che succede», dice. «Teniamo aperto il Coc (aperto ieri mattina), l’unità di crisi (convocata già dalle 22 di martedì scorso) ed informeremo la popolazione, in stretto contatto con la Regione e l’autorità sanitaria». Peccato che al suo fianco, a palazzo civico, non ci siano figure dirigenziali dell’Asl per spiegare come si è mossa la catena dei soccorsi. L’azienda sta affrontando un’emergenza, ma il fatto che non ci sia nesuno che la rappresenti è un fatto cvhe si nota e che pesa (sebbene poi l’Asl chiarisca in serata quanto successo).
«Dobbiamo stare tutti molto attenti, parliamo di provvedimenti che vanno a limitare libertà personali e diritti - ha poi aggiunto il prefetto, Gianfranco Tomao -. Dobbiamo attenerci rigorosamente alle disposizioni secondo la catena di comando, seguito le direttive di governo e regioni. Tutte le misure sono state affinate secondo le indicazioni fornite da una commissione scientifica presso la protezione civile e solo a questa dobbiamo fare riferimento, altrimenti si genera confusione». —
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