Gioco
Il sollievo del primario: «Non ci sono focolai in città»
LIVORNO. C’è anche una buona notizia, in queste ore drammatiche che hanno fatto piombare Livorno dentro all’incubo da cui finora ci sentivamo miracolati, nelle quali tutti attendono con trepidazione buone notizie sulle condizioni del 55enne ricoverato in Rianimazione, sperando allo stesso tempo di non leggere di altri contagiati.
«Non c’è un focolaio a Livorno», afferma Spartaco Sani, primario di Malattie Infettive.
«Si tratta di un caso isolato e il paziente non si è ammalato a Livorno», spiega il medico.
È un elemento che può farci tirare - con tutta la moderazione del caso - un sospiro di sollievo.
Anche in questa considerazione torna di attualità la questione del viaggio a Bologna del paziente contagiato: fino a quando i medici non hanno scoperto dai familiari che l’uomo era stato in una zona in cui si erano registrati contagi e dunque lì probabilmente si è infettato, c’era l’ipotesi che il contagio fosse avvenuto in città. E che qui dunque ci fosse un focolaio.
«È stato individuato un criterio epidemiologico che può motivare il contagio - spiega Sani -, per questo sembrerebbe che non ci fosse una circolazione sotterranea del coronavirus a Livorno. Altrimenti se l’uomo l’avesse contratto in città, ci sarebbe stata una diffusione in città».
Sani ribadisce il concetto più volte: «Si tratta di un contagio importato, l’uomo non ha preso il coronavirus a Livorno».
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