Italia
Il silenzio sul viaggio in Emilia fa rischiare il contagio a 3 medici e 7 infermieri e Oss
Finiscono in isolamento in 12, compresa la moglie e la figlia Le indagini Asl escludono altri contatti stretti avuti dall’uomo
Tutto ruota intorno a quel viaggio a Bologna effettuato domenica 15 febbraio dal paziente. L’uomo - non si sa per quale motivo - non ha mai voluto raccontare di essere stato nel capoluogo emiliano per disputare un torneo di boccette, specialità di biliardo all'italiana di cui è grande appassionato.
Non l’ha detto al proprio medico di famiglia, non l’ha detto all’infermiere che l’ha accolto al check-point di via Gramsci, non l’ha detto all’altro infermiere che l’ha accolto al pre-triage del pronto soccorso.
Non l’ha detto nemmeno alla dottoressa che l’ha visitato per prima in ospedale né agli altri operatori che lo hanno seguito durante la sua permanenza dentro al pronto soccorso, dalle 11 di lunedì mattina fino alle 18.52, quando è stato trasferito a Rianimazione ed è stato isolato e intubato.
A tutti ha raccontato di non essersi mai allontanato da Livorno. Un’affermazione che ha fatto mancare il tassello principale di quello che dagli infettivologi è considerato il cosiddetto “criterio epidemiologico”, vale a dire il contatto con luoghi o persone a rischio. «È quello il discrimen per essere sottoposto al test del coronavirus in caso di sintomi respiratori», spiega il direttore dell’ospedale Luca Carneglia. «Ma l’uomo ha sempre dichiarato di non essersi mai mosso da qui». Per questo non sono state adottate le misure di isolamento, seppur, per fortuna, le precauzioni non siano mancate.
E così ora tutti coloro che sono entrati in contatto stretto con lui dovranno stare in isolamento domiciliare per i prossimi 14 giorni, nella speranza che in nessuno compaiano febbre, tosse o altri sintomi respiratori.
Il sindaco ha emanato ieri 12 ordinanze verso il medico di famiglia del contagiato - un massimalista esperto, tra i più noti e apprezzati di Livorno -, verso due medici del pronto soccorso che lo hanno seguito, verso tre infermieri, due Oss e i due tecnici di radiologia che gli hanno eseguito Tac e radiografia al torace.
Oltre a loro l’ordinanza è stata emanata verso la moglie e la figlia che dal momento in cui l’uomo si è ammalato, attorno al 20 febbraio, l’hanno chiaramente frequentato all’interno delle mura domestiche.
I 12 nominativi sono quelli risultati dall’indagine epidemiologica effettuata dall’ufficio di Igiene e sanità pubblica dell’Asl diretto da Claudio Tofanari.
L’ufficio ha dovuto ricostruire, parlando con i familiari dell’uomo, i passaggi che il paziente ha fatto da quando sono comparsi i primi sintomi attorno al 20 febbraio a quando è finito in isolamento in Terapia Intensiva. Per fortuna, secondo quanto riferito, il paziente non si sarebbe mai allontanato da casa fino a quando non è andato in ospedale e dunque i contatti sono stati molto limitati. È proprio attraverso questi colloqui che è stato scoperto che il paziente era stato a Bologna.
Va ribadito, affinché non ci siano fraintendimenti, che le 12 persone finite in isolamento non sono contagiate o positive al coronavirus, ma soggetti che essendo stati a stretto contatto con il paziente potrebbero essere stati contagiati. Ad oggi tutte stanno bene e non manifestano sintomi.
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