Il Tirreno

Livorno

AVEVA 86 ANNI 

Ci ha lasciatiMauro Nocchi, addio al padre della “Barontini”

Flavio Lombardi
Ci ha lasciatiMauro Nocchi, addio al padre della “Barontini”

Ha ispirato la partecipazione popolare alla vita democratica  I funerali oggi alle 15 dall’Svs in piazza del Pamiglione

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Ci ha lasciati improvvisamente Mauro Nocchi, 86 anni il prossimo 23 luglio, un comunista rimasto tale anche dopo la Bolognina e il taglio netto che fu dato da Achille Occhetto. Personaggio dell’associazionismo di massa per antonomasia a Livorno, «un uomo che ha vissuto per gli altri, restando onesto e andando sempre a testa alta» come dice la figlia Dalia, lì, vicino al feretro nella camera ardente allestita ieri pomeriggio dall’Svs in piazza del Pamiglione. Una bandiera rossa con falce e martello, adagiata sopra la bara, nella parte bassa, per omaggiare i suoi ideali. Nocchi è stato un riferimento, un leader. Costruiva la partecipazione popolare alla vita democratica della città. All’interno della segreteria Anpi e nel suo comitato provinciale, socio Svs con incarichi nel direttivo, fra i fondatori di So.Crem, la società di cremazione. Ma anche fra gli ideatori della Coppa Barontini, primo speaker della stessa, di cui negli ultimi tempi era diventato anche presidente onorario fortissimamente voluto al suo fianco come prezioso consigliere, dall’attuale guida Claudio Ritorni. La sensazione diffusa è che si sia perduto un grande patrimonio umano, un elemento con la capacità di dialogare con le giovani generazioni. «Le faceva tutte, non se ne faceva mancare una» chiosa Gino Niccolai presidente Anpi di Livorno «dove c’era da avere un rapporto con le persone e i bisogni dei cittadini, lui c’era sempre. Il suo impegno civile e politico l’ha portato avanti fino in fondo. Fino a lunedi, quando al telefono, mi chiedeva “ma per il referendum che posizione prendiamo noi?” Ti stimolava, ti metteva spalle al muro. Non era mai contento di cosa faceva e di cosa facevi. Ti faceva sempre le bucce, come si dice a Livorno». Fra i promotori della gara dei gozzi sui Fossi, si è detto. Era l’organizzatore cittadino del Pci, quando la sezione S. Marco Pontino decise di fare questa gara per celebrare la Costituzione e Ilio Barontini. Nocchi “tirò su” questa manifestazione remiera, diventandone il simbolo per decine di anni. Prestando anche la sua voce da speaker che raccontava le imprese dei vogatori, informando il pubblico presente sulle spallette. Fu anche presidente Arci a cavallo fra gli anni ’70 e ’80; da funzionario del partito, visse e contribuì in modo decisivo al grosso impulso che portò anche alla nascita di Lega Ambiente. Un periodo in cui si consolidò il rapporto anche di amicizia, con Gino Calderini, presidente Uisp, e alla sede unica in via Micali dell’Arci-Uisp. Per moltissimi anni, Nocchi è stato pure l’anima delle Feste dell’Unità, «una macchina instancabile» come dice Maurizio Paolini.

Di lui ,tante cose si potrebbero raccontare. Una, senza dubbio, all’indomani della Liberazione, con una città ancora segnata dalla guerra. A Pisa, Paolo e Vittorio Taviani che avevano relalizzato un cineclub, fecero a Livorno due esperimenti teatrali chiamati “treatro di massa”.

In “Marco si sposa”, ambientato nel Cantiere Orlando, anche un giovanissimo Mauro Nocchi, protagonista con tanti altri, che raccontava le lotte sociali e le rivendicazioni. Al Goldoni, come spettatori in platea, Luchino Visconti e Vittorio Gasmann. Ma c’è anche il suo ricordo di un primo maggio, quello del ’42. I suoi 8 anni e quella giornata trascorsa a casa del parroco di Santa Giulia. «Chiusi in quella casa a cantare l'Internazionale - disse - . Compreso il prete. Lì, scoprii un’altra persona, il parente di Sirio Cavallini, un carrettiere livornese che non era comunista, ma sinceramente antifascista. Come antifascista era anche quel prete».

I funerali di Mauro Nocchi si celebreranno oggi alle 15, quando dalla camera ardente, la salma sarà trasferita al cimitero dei Lupi e poi cremata. Le ceneri non saranno disperse. Perché con la sua Iolanda aveva comprato già il posto, nella cappella dove riposa anche la sua grande amica Edda Fagni. Massimiliano Talini, ex presidente del comitato organizzatore della Baronitini, parla di Maru e lo riassume così. «Di Nocchi si possono dire mille cose belle. Prima di tutto, che era un uomo di grandi valori e ideali, sempre coerente con essi e sin dalla gioventù. Legato a una certa visione della sinistra, una visione che lo ha sempre accompagnato, e che lo ha visto soffrire con le divisioni interne dopo la fine del Pci. Non per questo smise però di impegnarsi. Anche nella Barontini, è stato l’uomo dell’unità, il punto di incontro per tutti. E poi, il rapporto stupendo coi giovani che stavano ad ascoltarlo in silenzio religioso. Un ultimo pensiero alla moglie. Con la quale c’è sempre stato un rapporto di amore, rispetto e condivisione di idee. Lei resta, ed avrà bisogno dell’affetto di tutti noi».

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di Redazione web