Il Tirreno

Livorno

«Tredici milioni di debiti», fallita la Friultrasporti di Beltramini

Federico Lazzotti
«Tredici milioni di debiti», fallita la Friultrasporti di Beltramini

Il Tribunale di Udine  dove ha la sede la società  ha respinto la richiesta  di concordato in continuità. «Adesso faremo appello»

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LIVORNO. Un camion con stampata sul fianco la scritta gigantesca “Friultrasporti industriali Srl” percorre il Romito. Sullo sfondo il mare, l’orizzonte, il futuro. La foto risale a una quindicina di anni fa e quell’immagine, oggi, rappresenta l’inizio della fine di una delle società di movimentazioni merci più importanti d’Europa: cento dipendenti divisi nelle cinque sedi, tra cui Livorno e Piombino, 630 mezzi nella propria flotta, rotte internazionali in dieci Paesi, a cominciare dalla Spagna, attraverso l’intermodalità. E soprattutto un fatturato di 50 milioni di euro nel 2017. Tanto da programmare una crescita fino a 80 milioni nei tre anni successivi, affittare un ufficio a Milano e pianificare nel 2020 l’ingresso a piazza Affari. 

La parola fine ai progetti di espansione della Friultrasporti dell’imprenditore Paolo Beltramini l’ha messa a fine febbraio il tribunale civile di Udine, la sede era a Basiliano, che ha dichiarato il fallimento della società dopo le istanze presentate dalla Maurelli spa, società di logistica, e dalla Procura di Udine. L’esposizione debitoria complessiva – come spiegano dalla stessa società – è tra gli 11 e i 13 milioni di euro. Della cifra esatta si avrà contezza il prossimo 23 giugno, data in cui il giudice ha fissato l’udienza per lo stato passivo.

Ma quello che più preoccupa i vertici della Srl è ciò che potrebbe contestare la Procura nei confronti della società. In particolare dopo l’arresto dello stesso Beltramini nell’aprile di due anni fa per una presunta associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale che aveva – secondo gli investigatori livornesi – il suo fulcro nella Eurospedi, controllata al 100% da Friultrasporti. Proprio l’indagine giudiziaria – secondo i vertici della Srl – sarebbe alla base della crisi visto che all’indomani dell’arresto di Beltramini sono stati chiusi i conti e molte della società creditrici, a cominciare da Grimaldi, hanno chiesto il rientro immediato.

«Purtroppo – spiega l’avvocato Sergio Russo che ha seguito la vicenda fallimentare della società – il tribunale ha rigettato la richiesta di concordato preventivo in continuità che avevamo presentato. Si trattava di un tentativo, a nostro avviso fondato su conti e numeri, che avrebbe potuto permettere alla società di proseguire in piccolo l’attività attraverso undici dipendenti che sarebbero rimasti con noi. Ecco perché stiamo già preparando l’appello nei confronti di questa sentenza». La questione occupazionale, in questo momento, è quella a cui i vertici del gruppo tengono maggiormente. «Un centinaio di dipendenti – raccontano – hanno trovato una nuova collocazione segno che si trattava di persone preparate e che il mercato richiede questo tipo di professionalità».

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