Gioco
Lei prova a sedurlo, lui lo picchia per rapinarlo «Sembrava che scherzassero, poi un pugno»
Doppio arresto delle volanti della polizia di Stato: i due giovani avrebbero rubato 18 pacchetti di sigarette, uno di gomme da masticare e 90 euro
il racconto
stefano taglione
Sul volto porta ancora i segni dell’agguato: un pugno sferrato all’improvviso per rapinarlo. Piazza della Repubblica, sono le tre di notte. Andrea Paparelli, 58 anni e titolare del bar tabacchi Damasco, sta per chiudere. Ma dentro ci sono ancora due avventori. Sono un uomo e una donna di 25 e 32 anni. Hanno mangiato qualcosa, ma non vogliono saperne di andare via. Li conosce bene, abitano là vicino, «spesso scherzavamo insieme – racconta l’imprenditore – sono habitué del mio locale».
Ma stavolta le intenzioni non sono le solite. Lei prova a sedurlo. Vuole distrarlo per derubarlo. Prende 18 pacchetti di sigarette da dietro al bancone, una confezione di gomme da masticare e 90 euro dalla cassa. Lui se ne accorge, non si fa intimorire né cade nel suo tranello: «Che cosa fai, o le paghi o le posi», urla schiacciando un tasto che allerta subito la sala operativa delle guardie giurate.
È a questo punto che scatta la violenza. Il compagno – che al contrario, al suo avvocato Nicola Giribaldi, spiegherà di aver agito solo per difendere la fidanzata da un’aggressione – gli sferra un pugno in faccia, colpendolo dritto sul sopracciglio sinistro. Lui rimane intontito, ma nel frattempo chiama il 113 parlando «di una spaccata» e in suo soccorso arrivano i vigilantes e un equipaggio della Squadra volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, guidato dal commissario capo Claudio Cappelli. I rapinatori scappano. Riescono a farlo, ma per poco. Perché quasi sulla soglia di casa vengono raggiunti dagli agenti e arrestati in flagranza di reato per rapina impropria. Per lui, l’accusa, è anche lesioni personali. Per lei danneggiamento, visto che «cercando di portar via la merce – racconta Paparelli – mi ha spaccato il registratore di cassa touchscreen, che dovrò sostituire» e buttato all’aria anche alcuni fra bicchieri e zuccheriere.
«Stavo meglio ieri sera – commenta Paparelli – ma via, sono potuto venire a lavoro. Mi hanno dato otto giorni di prognosi e quattro punti di sutura sul sopracciglio sinistro. Spero di potermeli togliere presto. Non mi aspettavo questa reazione: sono ragazzi che conosco, abitano qua in zona. Qualche zona scherzavamo, e anche stavolta era così, poi chissà cosa gli è preso...». Non ha dormito il commerciante, ha passato tutta la notte al pronto soccorso. Ma poi è tornato al lavoro, «perché così bisogna fare», dice.
I due – su disposizione della sostituto procuratore di turno Ezia Mancusi – si trovano agli arresti domiciliari, in attesa di comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida dell’arresto. I loro nominativi non sono stati forniti. L’avvocato Nicola Giribaldi è stato nominato come difensore di fiducia di entrambi. Il venticinquenne, al suo legale, avrebbe raccontato di essere innocente e di aver aggredito il tabaccaio solamente per difendere la compagna da un’aggressione. Una versione completamente opposta rispetto a quella della polizia di Stato, che in una nota spiega che «alla richiesta di restituire la merce, la ragazza si innervosiva e spaccava il registratore di cassa, alcuni bicchieri e zuccheriere» e che il commerciante ha poi cercato di «trattenere la donna affinché non si portasse via le cose sottratte ma, a quel punto, il complice gli sferrava un violento pugno al volto, stordendolo». «Già una volta un bandito con una pistola al peperoncino, diversi anni fa, tentò di rapinarmi – conclude Paparelli – ma non ci è riuscito, perché mi sono difeso e l’ho messo in fuga». —
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