Gioco
Chiccaia, giù il lavatoio in estate sarà demolita tutta
Ieri pomeriggio una ruspa ha abbattuto simbolicamente il manufatto Il sindaco: «Ricostruire qui è come restituire un pezzo di civiltà a Livorno»
La demolizione è in agenda per le 14,30 di ieri, il maltempo ci mette lo zampino e prova a dare qualche giorno di vita in più al vecchio lavatoio della Chiccaia, sperando che un po’ di pioggia faccia desistere dall’intento. Ma ormai è tutto deciso, non sarà certo l’intensità delle gocce a fermare il primo colpo che simbolicamente segna la rinascita residenziale di quel complesso. Del resto, in poco più di mezz’ora tutto sarà compiuto. In una baracca, di quelle classiche da cantiere montata nella corte all’interno dell’area delimitata, tutti attendono l’arrivo del primo cittadino e della comandante dei vigili urbani. Le figure che certificano la regolarità di quel che poco dopo sarà fatto, sono tutte lì: per Casalp, un quartetto di prestigio: il presidente Marcello Canovaro, poi Massimo Colombo, direttore lavori della demolizione, Stefano Baldanzi, dirigente amministrativo, e Matteo De Luca dirigente tecnico. Con loro, Giuseppe Abate, titolare della ditta incaricata della demolizione ed alcuni suoi operai, pronti a ricevere il segnale.
Alle 14,25 puntuale come un orologio svizzero, l’arrivo di Luca Salvetti, sotto un ombrello a scacchi bianco e amaranto, insieme a Annalisa Maritan, seguiti dall’assessore al sociale Andrea Raspanti. Dopo le strette di mano di rito, il cenno che precede l’accensione del diesel della ruspa. Il braccio meccanico avvicina l’appendice fatta a pinza che colpisce e morsica il muro staccando pezzi importanti del manufatto. Prima il tetto, poi le pareti. La struttura che ha più di 80 anni come tutto il resto che la circonda, in breve è rasa al suolo.
«Fa una certa impressione pensare a queste strutture degli anni ’30 - dice Salvetti - che cederanno il passo a quello che vedremo qui fra non molto tempo. E’ un fiore all’occhiello di quel che stiamo portando avanti in maniera serrata da otto mesi, avviando un percorso che porterà qui nuove abitazioni. Ci sono persone che stanno osservando e, forse, con un po’ di magone vedono sparire un pezzo dei loro ricordi. Qui, molti anziani, ci han vissuto sin da bambini, magari vedendo la propria mamma farci il bucato in questo lavatoio. Ma la città non poteva più permettersi situazioni come questa. Tanta fatiscenza assolutamente non degna di una città civile». Salvetti aveva notato qualcuno che è passato per qualche istante, forse si è pure accorto di chi da più lontano, oltre quella rete da cantiere alta due metri, osservava da una finestra con un bimbo in braccio. E, poi è arrivata anche l’ultima abitante del civico 58, Anna Cirnini, una dei nove proprietari liquidati per lasciare libero l’immobile. Vive da sola e dice che non sa dove andare, che confida in una soluzione ed avere una casa popolare al posto di quella che deve lasciare. Intanto, la somma che oscilla fra i 50 e i 70 mila euro a titolo di risarcimento, arriverà a metà mese. Con questi soldi, dovrà cercare una casa a libero mercato, oppure reperirne una da comprare. La cosa sicura è che non potrà avere in cambio un alloggio popolare. Raspanti è chiaro sul tema. «La signora è liquidata con l’indennità di esproprio. Chi ha presentato le carte prima di lei ha già ricevuto la somma spettante e anche liberato l’immobile. Non le spetta di diritto la casa popolare, si era cercato di prendere in considerazione delle permute ma gli immobili proposti sono stati giudicati dagli interessati come inadeguati, in quanto facenti parte del patrimonio comunale e necessitanti di una serie di lavori di ristrutturazione importanti». La signora Anna, non sarà comunque lasciata sola. «I servizi sociali tuttavia potranno interessarsi al caso. Con l’ufficio casa si può cercare una soluzione buona per lei senza andare ad intaccare i diritti di chi è in emergenza abitativa».
Marcello Canovaro è lì accanto. Nel frattempo è spiovuto e l’ombrello può essere messo da parte. Si parla di questo inizio lavori e dei tempi burocratici che servono prima di vedere sorgere una nuova alba. «E’ un bell’inizio, certo. Una prima azione che dimostra che il disegno che si sta perseguendo è in corso di attuazione e non discorsi. Casalp è il soggetto attuatore che ha presentato il progetto di demolizione che è in via di assegnazione di appalto. Dopo aver seguito la procedura complessa, entro il mese di aprile partirà la demolizione dei blocchi e ci vorranno almeno tre mesi per avere tutto pulito qui attorno dalle macerie». Per non perdere tempo, il progetto di ricostruzione è già stato presentato e deve essere approvato. «A quel punto contiamo di aver già appaltato i lavori di edificazione che dovranno terminare e ai quali farà seguito il collaudo dei 54 appartamenti che ci verranno. Speriamo di finire tutto entro due anni e mezzo». —
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