Il Tirreno

Livorno

Molesta un uomo con pedinamenti, chiamate, minacce e lettere anonime: la polizia la ferma

Un intervento della Squadra mobile della polizia (foto d'archivio)
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Un intervento della Squadra mobile della polizia (foto d'archivio)

Livorno: la donna, 53 anni, punita con la libertà vigilata per un anno. Dovrà frequentare i servizi di Salute mentale dell'Asl. Aveva imbrattato i muri col nome del 48enne, inventandosi tradimenti coniugali mai avvenuti

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LIVORNO. Gli ha reso la vita un inferno. Con appostamenti continui fuori dal posto di lavoro, telefonate, minacce. A lui e alla moglie. Come al resto della famiglia. Mostrandogli perfino bottiglie con liquidi sospetti, quali ad esempio l'acido. E i due - stando a quanto spiegato dagli inquirenti - non sarebbero neanche mai stati legati da alcun legame sentimentale.

Libertà vigilata per un anno, con l'obbligo di frequentare i servizi della Salute mentale dell'Asl. Questa la decisione del giudice del tribunale di Livorno dopo un'indagine della Squadra mobile della polizia di Stato nei confronti di una donna livornese di 53 anni che avrebbe molestato un uomo, di 48, seguendolo nei suoi spostamenti giornalieri e, oltre a quanto evidenziato, anche inviandogli delle lettere anonime.

La notifica, nei confronti della cinquantatreenne, è stata fatta il 28 febbraio. A occuparsene il personale della Seconda sezione della Mobile, guidata dalla vicequestore aggiunto Valentina Crispi, specializzata nei reati contro la persona e sessuali. Grazie al lavoro degli investigatori ora la donna non potrà né vedere né comunicare con l'uomo. Neanche con i suoi familiari. L’indagine ha avuto origine dopo le numerose denunce da lui presentate per atti persecutori.

Secondo l'accusa la cinquantatreenne, a partire dal 2019, lo molestava appostandosi fuori da dove lavorava e seguendolo nei suoi spostamenti, Anche nel tempo libero, fino al mare, inviando lettere anonime perfino a sua moglie, nelle quali paventava tradimenti coniugali inesistenti e mostrando al denunciante oggetti e bottiglie di plastica contenenti liquidi sospetti, oltre a scrivere frasi nei suoi confronti sui muri del centro, dove l’uomo abita e dove svolge la sua attività lavorativa. 

Lo chiamava a casa, anche al lavoro. Lo ha costretto a cambiare numero, visto che non smettere mai. Lo ha minacciato, insieme al resto della sua famiglai. "Il comportamento continuo della donna - spiega in una nota la questura - ha creato nella parte offesa un grave stato di ansia e di timore, per la propria incolumità e per quella dei familiari". La patologia mentale cui è affetta l’indagata l’ha resa socialmente pericolosa, tanto da indurre il tribunale di Livorno a emettere una misura di sicurezza, imponendole l’obbligo di sottoporsi anche a cure psichiatriche.
 

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di Redazione web